ULTIM’ORA Roma – Il premier Conte e i ministri hanno giurato per il neo Governo giallorosso

Anna Ammanniti
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Questa mattina alle ore 10, il premier Giuseppe Conte e i suoi ministri hanno giurato al Quirinale davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, leggendo la formula di rito e firmando nel Salone delle Feste del Quirinale.

Ecco chi sono i ministri: Federico D’Incà (M5s), ministro per i Rapporti con il Parlamento è veneto, laureato in Economia e Commercio è un pentastellato della vecchia guardia, uomo di mediazione, presenza fissa nelle Aule parlamentari, questore della Camera. Raccoglie l’eredità di Riccardo Fraccaro in un governo che, tra le sue “mission”, ha la riforma della legge elettorale. Paola Pisano (M5s), ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, dicastero new entry nella compagine di governo, è assessore nella giunta Appendino a Torino. Piemontese vanta un percorso accademico tutto dedicato all’innovazione. Nella giunta Appendino ha lavorato alla sperimentazione delle auto a guida autonoma e dei droni, l’introduzione del 5G in collaborazione con Tim e, ovviamente, la digitalizzazione dei servizi delle pubbliche amministrazioni. Fabiana Dadone (M5s), ministro per la Pubblica amministrazione, piemontese, laureata in Giurisprudenza, ministro a soli 35 anni. Arriva a guidare il ministero dopo l’esperienza svolta in commissione Affari Costituzionali della Camera, dove è stata anche capogruppo M5s. Di recente Dadone è stata relatrice della legge per il referendum propositivo, uno dei mantra del movimento e del suo fondatore Beppe Grillo. È stata inoltre attiva in tema di conflitto d’interessi, materia su cui ha presentato un testo nella scorsa legislatura, riponendolo poi a luglio. Francesco Boccia (Pd), ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, pugliese, docente universitario specializzato in economia aziendale. Si è fatto conoscere nella scorsa legislatura nel delicato ruolo di presidente della Commissione Bilancio della Camera, lo snodo in Parlamento per leggi di bilancio e decreti economici, la sede dove la parola d’ordine è quella di bilanciare le istanze dei parlamentari con le rigide regole della finanza pubblica. Giuseppe Provenzano (Pd), ministro per il Sud, siciliano, è un economista esperto di Mezzogiorno, vice direttore dello Svimez, l’Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. Le politiche di coesione sociali nazionali ed europee, sono un altro pallino di Provenzano, che dopo la laurea ha conseguito il dottorato alla Scuola superiore sant’Anna di Pisa. Vincenzo Spadafora (M5s), ministro per le Politiche giovanili e per lo Sport; campano, è stato il primo garante per l’infanzia d’Italia e il più giovane presidente dell’Unicef. Ventenne, finito il liceo, Spadafora aveva operato per l’Unicef come missionario laico. Nel 2011 è istituita la figura in Italia del Garante per l’Infanzia, ruolo che ricopre grazie anche alla stima che si guadagna da parte di Mara Carfagna, allora ministra alle Pari Opportunità del governo Berlusconi. Le sue posizioni a favore delle adozioni per le coppie gay lo hanno portato più di una volta in conflitto con la Lega durante la stagione del governo giallo-verde. Elena Bonetti (Pd), ministro della Famiglia e delle Pari Opportunità; lombarda, matematica, professore associato di Analisi,  nel 2014 firmò un appello, insieme a don Gallo, per chiedere allo Stato di riconoscere le unioni gay. Enzo Amendola (Pd), ministro per gli Affari Europei, campano, un curriculum tutto centrato su una esperienza già lunga e consolidata nei principali dossier di politica estera che ha seguito nel partito e nel governo.    Scelto nel giugno scorso come responsabile Esteri del Pd dal segretario Nicola Zingaretti, aveva già ricoperto lo stesso ruolo nella segreteria Renzi ed era stato sottosegretario agli Esteri quando alla guida della Farnesina c’era Angelino Alfano e poi ancora Paolo Gentiloni. Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio, è il capo politico del Movimento 5 Stelle. Campano, con i suoi 33 anni è il ministro degli Esteri più giovane nella storia della Repubblica. Un nuovo record per lui, dopo che nel 2013 era diventato, a soli 26 anni, il più giovane vicepresidente della Camera dei Deputati. In parlamento Di Maio ha costruito in pochi anni la propria esperienza politica. Ha fatto parte della XIV Commissione, che si occupa delle politiche dell’Unione Europea e ha lavorato tra gli altri temi sulla trasparenza amministrativa, la sicurezza, le forze dell’ordine e “la lotta contro gli sprechi della politica  e i privilegi della casta, come i vitalizi”. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese (tecnico) è lucana, avvocato ed è un prefetto. E’ stata direttore centrale per le Risorse umane presso il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, ricoprendo numerosi incarichi presso gli uffici centrali del ministero prima di diventare nel 2010, prefetto di Venezia. E’ stata poi capo del Dipartimento per le politiche del personale dell’amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5s), siciliano, laureato in Giurisprudenza è stato ministro della Giustizia già nel primo esecutivo M5s-Lega. E dopo l’intesa con il Pd, nella squadra del Conte-bis il suo ruolo non cambia. Tra il 2018 e il 2019, durante il suo mandato, ha scritto il disegno di legge Anticorruzione, poi approvato in Parlamento, anche ribattezzato Spazzacorrotti dall’M5s, che oltre a cambiamenti in tema di inasprimento delle pene, tra le altre cose reca la modifica della disciplina della prescrizione, introducendo la sospensione dopo la sentenza di primo grado, in caso di condanna o assoluzione. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini (Pd), lombardo, laureato in Scienze Politiche, passa dal comitato per i servizi segreti al dicastero delle forze armate. Il presidente del Copasir è da sempre considerato, nel suo partito, un abile mediatore e tessitore di compromessi. Abilità che gli sono valse l’appellativo di ‘Arnaldo’, in ricordo delle riconosciute qualità dell’ex segretario Dc, Arnaldo Forlani. Il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri (Pd) laziale, eurodeputato Pd, professore di storia contemporanea. Laureato in Lettere e Filosofia nel 1992, professore associato di storia contemporanea presso l’università “La Sapienza” di Roma, venne nel 2010 nominato negoziatore del Gruppo S&D nel team negoziale del Parlamento europeo per la creazione del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (Eeas). Nel suo secondo mandato è stato nominato Presidente della Commissione Econ, in questo ruolo si è battuto per politiche più espansive, contribuendo all’introduzione di nuove regole sulla flessibilità e negoziando il piano di investimenti conosciuto come Piano Juncker, oltre a essere relatore del Programma InvestEU. Il  ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli (M5s); triestino, laureato in ingegneria e libero professionista.  Capogruppo del MoVimento in Senato, fedelissimo di Di Maio, è stato fra i protagonisti della trattativa perché il governo M5s-Pd arrivasse al traguardo. Il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Teresa Bellanova (Pd), pugliese, è stata viceministro dello Sviluppo economico nei governi Gentiloni e Renzi. Ha iniziato giovanissima come sindacalista della Cgil in Puglia ed è stata in prima linea nella lotta al caporalato. Il percorso nel sindacato l’ha portata a ricoprire diverse funzioni: coordinatrice regionale delle donne di Federbraccianti in Puglia, segretaria generale provinciale della Flai (la Federazione dei lavoratori dell’agroindustria), componente della segreteria nazionale della Filtea, con delega alle politiche per il Mezzogiorno. Il  ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5s), campano, generale di brigata dell’Arma dei Carabinieri è stato confermato alla guida del ministero dell’Ambiente. Ricordato soprattutto per aver guidato, all’inizio degli anni Duemila, la sua indagine più famosa: quella sui rifiuti tossici interrati dal clan dei Casalesi nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Laureato in Scienze Agrarie, con un master in Diritto dell’ambiente, da ministro ha lanciato la campagna #plasticfree, per abolire l’uso della plastica usa e getta dal ministero e coinvolgendo altri enti pubblici ma anche privati. Poi ha promosso la battaglia ai rifiuti spingendo per il riciclo. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli (Pd); emiliana, laureata in Scienze Politiche, nel 2008 viene eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati. Tra i ruoli ricoperti, quello di sottosegretaria all’Economia con il governo Renzi e sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio col governo Gentiloni. Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo (M5s), siciliana, diploma di maturità scientifica, è la madre del Reddito di cittadinanza. E’ stata anche prima firmataria del disegno di legge sull’equo indennizzo e sul riconoscimento delle cause di servizio per la polizia locale. Il ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti (M5s), romano, laureato in Filosofia.  Il neoministro inizia il suo percorso come ricercatore a Siena, poi è in Germania. Fioramonti è uno dei sostenitori, sulla scia del premio nobel Joseph Stiglitz, della necessità di ridimensionare l’importanza del Pil come indicatore del benessere di una nazione.  Il ministro per i Beni Culturali e il Turismo Dario Franceschini (Pd), ferrarese, avvocato di formazione e politico di professione. Franceschini è in politica dai tempi della scuola, papà partigiano bianco poi deputato della Dc e grande ammirazione per Pierluigi Castagnetti è stato spesso definito ‘uomo del dialogo. Deputato dal 2001 è tra i fondatori della Margherita, è nel Pd dal 2007. Il ministro della Salute Roberto Speranza (LeU), lucano, laureato in Scienze Politiche con un dottorato in Storia dell’Europa Mediterranea. Il suo impegno politico inizia nella Sinistra Giovanile di cui sarà prima Segretario regionale e poi Presidente nazionale. Nel febbraio 2017 esce dal Pd e fonda Articolo Uno – Mdp. Viene rieletto alla Camera dei Deputati nelle elezioni del 4 marzo 2018 nelle liste di Liberi e Uguali. Riccardo Fraccaro (M5s) sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, trentino, laureato in giurisprudenza. Fraccaro è il promotore della democrazia diretta, cavallo di battaglia M5S, che a livello legislativo si traduce nell’impegno per cambiare le modalità del referendum prevedendo anche quello propositivo. Da ministro si è battuto in prima fila per il taglio dei vitalizi e dei parlamentari. Anna Ammanniti
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