(di Anna Ammanniti) Le chiamano morti bianche, perché chiamarli omicidi sul posto di lavoro, risulterebbe essere troppo aggressivo e diretto: sono gli uomini e le donne che periscono sul posto di lavoro.
Il bianco è però il colore della purezza, è il simbolo del principio della fase vitale, il nuovo inizio, il bianco esprime speranza per il futuro. Cosa c’entra il bianco con le persone morte sul posto di lavoro? Le chiamano morti bianche perché dicono che nessuno è responsabile dell’incidente in cui muore il lavoratore, dimenticando spesso e volentieri che invece c’è sempre un responsabile. È colui che si rifiuta di rispettare le norme di sicurezza, il responsabile della morte dei lavoratori è il lavoro in nero, le irregolarità, la negligenza, la scarsa attenzione, la formazione non adeguata, le leggi non rispettate. Sono quelle morti che non fanno notizie nei tg, dove l’operaio muore per pura fatalità, dicono che ha avuto la sfortuna di trovarsi “nel posto sbagliato nel momento sbagliato”. Che importanza può avere la morte bianca di un operaio, non è una notizia eclatante, perché anche nella morte c’è poca democrazia, anche le morti non sono tutte uguali. I seguenti dati Inail raccontano dove nel Bel Paese ancora si muore sul posto di lavoro. In Italia solo nel 2018 sono 703 i morti sui luoghi di lavoro, con i morti sulle strade e in itinere, considerati dallo Stato e dall’INAIL come morti sul lavoro, arriviamo a oltre 1450 lavoratori morti per infortuni, la media sconcertante di quattro decessi al giorno. Da gennaio al 30 giugno 2019 l’Inail ha rilevato 338 persone morte sul posto di lavoro, con l’esclusione degli infortuni in itinere, nello stesso intervallo di tempo nel 2018 erano stati 331 i casi; le statistiche registrano quindi un aumento del 2%. Nel settore “economico non determinato” si muore di più, con 123 casi; seguono le attività manifatturiere, le costruzioni, il trasporto e magazzinaggio, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, la riparazione di autoveicoli e motocicli, il noleggio, le agenzie di viaggio, i servizi di supporto alle imprese. Sono morti 276 lavoratori italiani e 62 stranieri; 322 maschi e 16 femmine. I decessi sono aumentati al Centro con 101 casi, segue il Nord – Ovest con 86 morti, il Sud ne ha contati 79, il Nord – Est 41 e le Isole 31. Rispetto alle fasce di età, aumentano le morti di persone tra i 45 e i 54 anni che sono state 129 e tra i 55 e i 64 anni sono 96. È Roma la provincia in cui in questi ultimi sei mesi ci sono stati più casi di decessi: sono 27, seguono le province di Napoli e Milano con 14 morti. Le notizie drammatiche di morti bianche arrivano in questi giorni anche dalla cronaca. In provincia di Matera la settimana scorsa sono morti due operai mentre eseguivano lavori di manutenzione in un pozzo; in provincia di Varese è morto un uomo schiacciato da un macchinario; in provincia di Treviso è deceduto un operaio travolto dal materiale all’interno di una fabbrica; in provincia di Frosinone (Ripi) un uomo è morto sepolto dalla terra in un cantiere. Anna Ammanniti
