Editoriale – Sora, Don Donato e l’omelia che fa discutere… ecco la sua verità

Alessandro Andrelli
6 MIn Lettura
(di Alessandro Andrelli) Venerdì scorso (16 agosto) l’omelia pronunciata da don Donato durante la messa principale per i festeggiamenti di San Rocco ha fatto storia. Il video amatoriale che riprendeva il parroco dire “…dove sono gli uomini che se ne fanno carico (dei più bisognosi – ndr)? Non voglio essere polemico, ma non sono sulle navi che si vanno a soccorrere di persone che hanno telefonini oppure catenine, catene al collo e dice che vengono dalle persecuzioni. Quali persecuzioni? Guardiamoci intorno! Guardiamo la nostra città! Guardiamo la nostra patria! Guardiamo le persone che ci sono accanto e hanno bisogno e io quante ne conosco. Sono tante, tantissime, sono una marea di persone che si vergognano del loro stato di vita perché non si può vivere in certo modo, con queste disuguaglianze, c’è bisogno veramente di una giustizia… abbiamo bisogno di vivere la grazia di Dio… ” si è diffuso alla velocità della luce ed ha spaccato le folle. Ne ha parlato Sora e poi, di seguito, ne ha parlato l’Italia. Sui social, sui blog, sui giornali locali e nazionali, sui telegiornali, tutti hanno avuto qualcosa da dire. In città si sono visti inseguimenti di troupe televisive, manifestazioni di protesta fuori dalla chiesa, scritte sui muri, “candidature” ad honorem. Don Donato in soli tre giorni è diventato una star, portato più in alto delle stelle da alcuni e nel più profondo degli abissi da altri, mentre la chiesa ha preso le distanze. In pratica ad oggi tutto è caos e la situazione nel suo complesso è una vera e propria bagarre.

Tg24.info di fronte a tale e tanta confusione ha deciso di aspettare un momento e di capire per non parlare a sproposito, soltanto per dare fiato alla bocca. La situazione di per sé è delicata, va affrontata in maniera seria e con il dovuto rispetto. Non condividiamo quanto si è venuto a creare sulla faccenda. Non ci appartiene la strumentalizzazione. Noi vogliamo dare un’informazione seria basata sui fatti che trasmettano al lettore notizie corrette. A tal proposito, contattato don Donato, alla nostra richiesta di fare chiarezza e di fornire delucidazioni sulla vicenda, così ci ha parlato: “Nell’ascoltare o leggere delle notizie è molto facile farsi prendere dall’emozione del momento e trarre delle conclusioni, ma non tutti i casi sono uguali e sono così semplici, perché spesso presentano problemi complessi che vanno compresi, analizzati ed approfonditi. Il discorso pronunciato lo scorso 16 Agosto in Piazza S. Rocco a Sora deve essere considerato sotto due aspetti complementari. Alcuni si sono fermati sulla prima parte, altri sulla seconda, tra essi va fatto un collegamento altrimenti si rischia di fuorviare dai problemi presentati. La prima espressione toccava un problema attuale: i migranti, con tutta la sua complessità di espressioni diverse, che si è affacciato urgente e preminente e che ha attirato tanta attenzione per la risoluzione che sollecita la presenza di persone che bussano alle porte dell’Europa e dell’Italia che è la nazione più vicina alle coste africane. Una realtà che, con il tempo, diventerà planetaria e che non può essere fermata ma organizzata con attenzione e chiara lucidità. Una immagine citata, forse inopportunamente nel discorso, riguardante questo problema serio che riguarda gli immigrati, è riuscita sgradita in questa analisi, facendo montare la protesta a cui non si può ridurre l’intera emergenza. La seconda richiamava, ancora una volta, anzi maggiore attenzione, tutela e aiuto per i poveri della città di Sora e del suo territorio, dimenticati o lasciati a se stessi nella indigenza e nel bisogno, senza sostegno nelle crescenti e urgenti necessità. Il vero intento era quello di focalizzare insieme i due problemi e di porli sullo stesso piano senza alcun sbilanciamento. Non c’è una guerra tra poveri, ma in questi frangenti, bisognerà ritrovare equilibrio fra le due emergenze, attraverso soluzioni giuste ed eque. I problemi ci sono e non si risolvono con le polemiche; si mettano insieme idee e forze per una convergenza che miri ad una vera ed autentica strategia programmata e risolutrice di questi drammi umani che ci accompagneranno sempre.” In considerazione di tali dichiarazioni, riteniamo giusto concludere che di certo l’amore cristiano non fa distinzione di sesso, di razza, di colore, di età, di ceto sociale e di nazionalità. Così, dovere morale del buon cristiano, ma anche di un qualsiasi cittadino civile, è quello di far in modo che la società nel suo complesso diventi migliore ed evolva per cultura, per idee, per comportamenti e per possibilità di lavoro. Troppo spesso ci troviamo a constatare una realtà arida che si volta dall’altra parte di fronte a situazioni difficili mentre urla all’integrazione. Così, pur ritenendo che il concetto trasmesso durante l’omelia poteva essere esplicitato in altro modo, riteniamo che non è condivisibile la gogna mediatica generata a tal proposito e gli innumerevoli insulti gratuiti che sono stati propinati sui social perché resta doveroso considerare tutto quello che don Donato fa da anni per l’intera comunità, con azioni concrete e presenza costante. Alessandro Andrelli
Condividi questo articolo
Nessun commento