Focus – La morte di Matteotti e l’art.21 della Costituzione

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Il 16 agosto del 1924 veniva ritrovato il cadavere di Giacomo Matteotti, vittima della brutalità del regime fascista

 Giacomo Matteotti nacque a Fratta Polesine in provincia di Rovigo il 22 maggio 1885, fu ucciso a soli 39 anni il 10 giugno 1924. Il 16 agosto di 95 anni fa veniva ritrovato il suo cadavere a Roma. Giacomo Matteotti si avvicinò alla politica a soli 16 anni, grazie all’influenza esercitata dalla mamma che lo spinse a sposare le idee del socialismo. Nel 1907 prese la laurea in giurisprudenza e tre anni dopo fu eletto al consiglio provinciale di Rovigo. Era un socialista riformista e nella prima guerra mondiale si schierò con i neutralisti. Terminato il conflitto mondiale continuò a dedicarsi all’attività politica: i suoi successi lo portarono ad essere eletto deputato al Parlamento Italiano nel 1919. Matteotti ebbe l’opportunità di denunciare la violenza squadrista del fascismo, subendo di conseguenza attacchi dalla stampa e aggressioni alla sua persona. Nel 1921 a Castelguglielmo venne sequestrato e duramente percosso all’interno di un camion di fascisti. Matteotti nonostante tutto continuò la sua attività di denuncia, accusando i governi Giolitti e Bonomi di tolleranza e complicità con i fascisti. Nel 1923 Matteotti scrisse “Un anno di dominazione fascista”, nel quale denunciò l’assenza di legalità e di democrazia dal clima politico. A seguito delle elezioni dell’aprile del 1924 egli contestò le stesse, palesemente viziate da brogli, accusando i fascisti. Matteotti nel celebre discorso in Parlamento denunciò inoltro le violenze contro i cittadini e contro i candidati socialisti, comunisti, repubblicani e liberali progressisti. Al termine del discorso dichiarò: “Io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me“. Il giorno dopo sul giornale “Il popolo d’Italia” le parole di Mussolini furono tenebrose e sentenziarono una “Lezione al deputato del Polesine“. Lezione che non tardò ad arrivare, il pomeriggio del 10 giugno 1924 a Roma, un gruppo di fascisti aggredì e rapì Giacomo Matteotti, mentre si stava recando in Parlamento. Caricato su una macchina venne ucciso a coltellate. Il corpo fu occultato e ritrovato in un boschetto di Riano Flaminio sei giorni più tardi. La “colpa” di Giacomo Matteotti era stata quella di denunciare le violenze, gli brogli, gli abusi del regime fascista. Egli aveva ricostruito in un dossier il primo anno del regime, nel quale aveva raccolto meticolosamente dei dati, un’attività che non poteva essere accettata dalla dittatura, un’attività che doveva essere prontamente occultata e con la quale si veniva duramente puniti. Matteotti ci perse la vita e subito dopo la fine del fascismo e della guerra, fu inserito un prezioso articolo nella Costituzione, l’articolo 21, a tutela della libertà di espressione, anche quella scomoda, quella non gradita. Davanti al ricordo di Giacomo Matteotti la difesa dell’articolo 21 della Costituzione diventa essenziale. Anna Ammanniti
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