FOCUS – L’amianto killer, invisibile e silenzioso, non perdona nessuno!

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) L’amianto non perdona, è l’invisibile killer della porta accanto. Non si vede, ma uccide, anche a basse dosi, è spietato si ricorda di te anche dopo 40 anni che lo hai inalato. Una strage silenziosa, quante vite sono state spezzate in questi anni. E il nemico più grande, il numero uno e quasi sempre è nascosto in casa. Lo trovi nel tetto, nei tessuti, nei pavimenti, nei serbatoi dell’acqua, nei comignoli e canne fumarie, nei tubi, nelle fognature… è l’amianto.

L’amianto, chiamato anche asbesto (dal greco asbestos = indistruttibile) è sì un minerale che si trova in natura, ma impiegato in infiniti modi dall’uomo, è diventato uno delle principali cause di malattie e di morte. Ormai da troppi anni si è scivolati in un micidiale circolo vizioso, l’uomo avvelena acqua, aria e suolo, devastando interi territori, ricevendo in cambio gli effetti nocivi di tali comportamenti: malattie gravi, allergie, alterazioni del DNA trasmesse di conseguenza ai figli. L’unico metodo efficace per uscire da questa situazione è quello di concentrare l’attenzione sulla salute, cercando di preservarla. La natura lavora costantemente per garantire il corretto funzionamento ed il giusto equilibrio del corpo umano e quindi assicurare un buono stato di salute. Dipende dall’uomo mantenere l’ambiente pulito affinché la salute non venga danneggiata. Ma per molteplici motivi, legati soprattutto al business, si creano delle situazioni che si ripercuotono negativamente sulla salute. Esempio lampante l’utilizzo massiccio dell’amianto perpetrato a dismisura dai primi anni del ‘900. Grazie al suo basso costo, alla sua versatilità, alla resistenza al calore e alla degradazione questo minerale ebbe un grande successo commerciale! Impiegato nel settore industriale, dell’edilizia e civile; per le sue fibre molto sottili, fu utilizzato per produrre tessuti resistenti al fuoco, pannelli e lastre, protezioni antincendio ed isolamento termico di case, treni e navi, pastiglie dei freni e nelle frizioni per l’industria automobilistica, corde e guanti di protezione e ancora … fino a contare oltre 3 mila prodotti! Fu prodotto fino al 1992, dopo di che l’amianto venne proibito. Indagini epidemiologiche accertarono la sua pericolosità per la salute, le fibre di amianto possono causare i mesoteliomi della pleura e i tumori del polmone. Quando vengono inalate, le fibre entrano in profondità nei polmoni ed essendo resistenti alla degradazione non vengono eliminate e determinano trasformazione dei tessuti. La presenza di amianto comporta rischi per la salute solo in caso di deterioramento, insufficiente manutenzione e danneggiamento volontario, quando vengono in pratica mobilizzate e quindi inalate le microscopiche fibre, le pagliuzze. Le malattie da amianto possono manifestarsi anche dopo molti anni, spesso anche oltre 40 anni dalla prima esposizione. Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto il mesotelioma provoca circa 1.800 morti all’anno, cui vanno aggiunti circa 3.500 decessi causati dai “tumori polmonari per amianto”, per un totale che supera 5000 vittime all’anno solo in Italia. Dal 1992 sono stati bonificati solo 6.869 edifici su un totale di 370mila nei quali è stata ritrovata traccia dell’amianto e in nove Regioni il censimento non è ancora stato completato. Il Piano regionale per la rimozione di questo materiale, previsto dalla L.257/92, nel 2018 deve essere ancora approvato nel Lazio. Attualmente il rischio da esposizione persiste, in Italia ben 40 milioni di tonnellate d’amianto sono ancora presenti. Amianto in 2.400 scuole, a rischio 352.000 alunni e 50.000 tra docenti, Ata e presidi. Destano preoccupazione Lazio e Marche. Nel Lazio sono presenti ancora qualcosa come “64 tonnellate di amianto compatto e 150 chilogrammi di amianto friabile”. L’amianto è situato anche in “1.000 biblioteche ed edifici culturali; 250 ospedali, 300.000 chilometri di tubature, che diventano 500.000 compresi gli allacciamenti. Ma anche negli “impianti sportivi, realizzati prima del 1993. Presenza inquietante nelle province del Lazio, quarantaduemila tonnellate, la situazione più allarmante in Ciociaria e nel Viterbese. Secondo la Uil e l’Istituto di ricerca Eures, in Ciociaria le strutture contaminate raggiungono i 994.304 metri quadrati (oltre 600 mila solo tra Frosinone, Anagni e Aquino) pari a 14.654 tonnellate. Purtroppo questi dati sono destinati a crescere, perché solo 15 Regioni hanno completato il censimento! Anna Ammanniti  
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