(di Alessandro Andrellli) Una importante prerogativa deontologica dei giornalisti è la tutela del segreto professionale. L’articolo 200 del Codice di Procedura Penale, e l’articolo 138 del Codice Privacy, riconoscono il diritto del giornalista professionista iscritto all’albo, di astenersi dal divulgare il nome delle fonti della notizia. A tal proposito infinite le sentenze a favore dei giornalisti che si rifiutano di rilevare la propria fonte, perché il segreto professionale è sacro e riconosciuto dalla Corte di Strasburgo.
Premesso questo, è “giallo” in merito all’editoriale di domenica scorsa (leggi qui). La questione verte sulla presenza della Paolacci e della D’Orazio in Comunità Montana ad Arce. Da una parte arriva in redazione la replica del presidente Quadrini che, addirittura dall’estero, si preoccupa di smentire la “tanto famosa visita”, affermando testualmente <<Nessun incontro è avvenuto ad Arce presso la Comunità Montana Valle del Liri tra Maria Paola D’Orazio e Maria Gabriella Paolacci. La D’Orazio in quanto consigliere comunitario si reca in Comunità Montana per partecipare ai consigli comunitari quando convocati, mentre la Paolacci non facendo parte del consiglio non è venuta in visita istituzionale, né tantomeno in visita amicale>>. Dall’altra parte c’è la nostra fonte, che, restando rigorosamente anonima per ovvi motivi, continua ad affermare l’esatto contrario giurando che l’incontro c’è proprio stato. Conoscendo il presidente Quadrini, siamo certi della sua buona fede, ma l’incontro potrebbe essere avvenuto in sua assenza, quindi per correttezza di cronaca noi riportiamo le due versioni che, essendo totalmente opposte, generano più di qualche riflessione. Perché tanta mobilitazione per tale presunta visita? Scende in campo (ci perdoni la consigliera del PD se utilizziamo un termine del suo passato berlusconiano) la D’Orazio, con un commento sulla bacheca del suo profilo Facebook con il quale ci dà dei ridicoli, ma di fatto resta nel vago senza né affermare né negare esplicitamente. Il giorno dopo, arriva la smentita del presidente Quadrini. Segue immediata la condivisione di tale smentita sul profilo Facebook di De Donatis. Il sindaco di Sora, infatti, oltre alle solite auto proclamazioni sui giornali e blog grazie alle penne amiche, sa ripetere soltanto due concetti: “fake news” e “giornalino di famiglia”. Peccato per lui che le notizie pubblicate su Tg24 sono tutte vere, che il “giornalino di famiglia” fa oltre 2 milioni di pagine viste al mese e che è il giornale online più letto di tutta la provincia di Frosinone. Lasciando da parte le polemiche che non ci interessano perché per noi parla la professionalità dimostrata ogni giorno, ci chiediamo come mai tutti abbiano avuto tanta sollecitudine a smentire tale presunto incontro in Comunità Montana. Che ci sarebbe di tanto grave seppure ci fosse stato? La notizia non riguarda un episodio così rilevante da giustificare tutta questa mobilitazione e di certo non appare più importante del viaggio a Roma fatto dalle due “first lady” con macchina istituzionale o dell’impegno profuso dalla D’Orazio che, nonostante rimanga consigliera di opposizione, si preoccupa da tempo di far fare bella figura alla maggioranza con una conseguente commistione di ruoli che non si limita solo alle continue lodi proferite in assise. Di certo non c’è coerenza politica né chiarezza di posizione nei confronti dei sorani e questo non dipende da un incontro congiunto in Comunità Montana. A fronte della realtà di questi fatti e delle conseguenze riflessioni, prendiamo atto della smentita del Presidente Quadrini e della conferma della nostra fonte, rimanendo ad osservare l’amore incondizionato scoppiato tra le due nemiche di una vita, che improvvisamente e senza spiegazione (almeno apparente!!!) ribaltano tutte le opinioni dell’una sull’altra e viceversa, esternate ovunque e con chiunque da sempre. Restano nella mente le domande… che guadagno ha una fonte nel mentire su un incontro di tal genere? Di fatto è una quisquilia o c’è qualcosa che ci sfugge? Il tempo è galantuomo e sicuramente spiega tante cose. In tale vicenda, oramai contornata di giallo, resta come unico fatto certo l’urlo dei sorani “la farmacia comunale non si tocca perché è di Sora e di Sora resterà!” Chi ne avesse bisogno può comprarla da un’altra parte! Alessandro Andrelli
