Un anno fa moriva Annamaria a causa della puntura di un calabrone. La donna fu accompagnata immediatamente all’ex ospedale di Via Onorato Capo, per lei però non ci fu nulla da fare. La dolorosa vicenda segnò tutti gli anagnini.
Le promesse dei politici di un cambio di passo, la raccolta di migliaia di firme dei cittadini, (mai consegnate ai destinatari) facevano pensare che qualcosa sarebbe cambiato. Non è stato così e il Comitato Salviano l’Ospedale di Anagni con le associazioni: ANAGNI SCUOLA FUTURA , ANAGNI VIVA, CIRCOLO LEGAMBIENTE ANAGNI, COMITATO OSTERIA DELLA FONTANA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO, COMITATO SAN BARTOLOMEO, COORDINAMENTO INTERPROVINCIALE AMBIENTE E SALUTE VALLE DEL SACCO E BASSA VALLE DEL LIRI (al quale hanno aderito 32 tra associazioni e comitati), DIRITTO ALLA SALUTE, RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO, ricorda il triste evento ponendo l’attenzione su alcune questioni. “Il Presidio Sanitario, così pomposamente chiamato, non fu in grado di prestare le più basilari forme di primo intervento alla donna colpita da una puntura di insetto. Al dolore dei familiari si sommava così lo sgomento e la rabbia dei cittadini di fronte a un caso che si doveva e poteva affrontare. La reazione dei cittadini fu una imponente manifestazione con la quale si esigeva una risposta chiara e univoca dai responsabili dell’amministrazione, della ASL, della Regione Lazio. Le dichiarazioni di tutti i rappresentanti politici e istituzionali presenti furono, come era facile indovinare, un elenco di impegni, iniziative, denunce e così via. Il Sindaco fu esplicito e convinto assertore di interventi rapidi e decisivi, affinché venissero attivati gli indispensabili servizi per le urgenze e le emergenze. Nelle settimane e nei mesi successivi non accadde assolutamente nulla e nemmeno la volontaria e generosa raccolta di migliaia di firme da parte di un nuovo comitato cittadino servì a far convergere sull’ ex-ospedale di Anagni l’attenzione e i possibili interventi delle istituzioni responsabili. Anzi negli stessi giorni fu chiuso, unico di tutto il Lazio, anche il Punto di Primo intervento. Si ha l’impressione, che diventa certezza, che la battaglia per l’ospedale sia solo uno slogan elettorale, buono per guadagnare consenso, ma alla fine si faccia poco o niente. Il Comitato “Salviamo l’Ospedale di Anagni “ritiene che non è il momento di gettare la spugna, proprio ora che si profila un cambio al vertice dell’azienda Asl con l’arrivo di un nuovo direttore generale. Il Comitato “Salviamo l’Ospedale di Anagni “chiede che il Sindaco, il Consiglio Comunale di Anagni e i Sindaci dei Comuni limitrofi, finora privi di una strategia politica unitaria sulla questione della Sanità dell’area nord della provincia di Frosinone, ripropongano con forza il tema della mancanza di servizi sanitari efficienti in tutta l’area nord della provincia di Frosinone. Un’area SIN (sito di interesse nazionale) per l’eccessivo inquinamento del territorio e su cui insistono molti stabilimenti industriali pericolosi e sottoposti alla normativa Seveso. Si convochi anche un’assemblea per riflettere e analizzare il perché la situazione è ferma ad un anno fa, e che cosa si ritiene di poter ancora fare. Il Comitato sottolinea che migliaia di anagnini sono ancora disposti a dare una fiducia, condizionata e a tempo determinato, per un impegno che dimostri di tradursi in fatti concreti, senza annunci e promesse che nessuno vuole più sentire, mentre tutti vogliono essere ascoltati e rispettati come cittadini. Anna Ammanniti
