(di Anna Ammanniti) Una molecola invisibile, con un diametro nanometrico, trenta volte inferiore a quello di un capello, può essere pericolosa e letale per la salute!
Le polveri assassine sono disperse nell’aria, si insinuano nel corpo umano portando squilibri, malattie e morte. Sono composte da minuscoli frammenti di sostanze la cui composizione cambia in base all’ambiente in cui si trovano. Per esempio nella polvere di una falegnameria sono abbondanti le particelle di legno; in un altoforno ci sono grandi quantità di ceneri e metalli; all’aria aperta, la polvere comprende per lo più sabbia, terra, pollini, frammenti di erbe, particelle di smog e di materie plastiche. Poi ci sono loro, le più “malvagie” le polveri sottili, killer lenti e silenziosi, così piccole da essere inalate, si insinuano e si accumulano man mano nel sistema respiratorio. Le polveri sottili più grossolane sono le PM 10 che si arrestano nell’apparato respiratorio. Negli ultimi dieci anni gli scienziati hanno messo in evidenza un’altra forma di inquinamento, legato alle polveri sottili da un diametro minore, le PM 2,5. Queste possono penetrare nei polmoni fino ad accumularsi nel sangue e raggiungere varie parti dell’organismo. Mentre i danni legati alle polveri sottili di PM 10 sono circoscritti al sistema respiratorio, quelli legati alle polveri sottili PM 2,5 si estendono anche ad altri tessuti. Sono particelle che il vento trasporta ovunque e si depositano nel suolo agricolo, sulle strade, nei corsi d’acqua fino a raggiungere le falde acquifere. Le polveri sottili più piccole si formano principalmente da residui della combustione. Il limite massimo di polveri sottili stabilito dall’UE è 40 ng/m3 di gran lunga superiore al limite ammesso dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità che è di 25 ng/m3, in Italia è addirittura 50 ng/m3. Tale limite viene troppo spesso superato in numerose zone geografiche, soprattutto nella provincia di Frosinone. La presenza di particolato (PM) provoca l’inquinamento dell’aria, il più insidioso nelle nostre città. Il particolato può condurre a morte prematura, si infiltra dappertutto negli organi, con effetti gravi sulla salute. Malattie acute e croniche che possono colpire tutta la popolazione con un rischio più alto per i bambini e gli anziani, questi ultimi, sono esposti anche a un più alto rischio di comparsa di eventi cardio e cerebrovascolari (infarti e ictus). È importante l’ambiente in cui si vive e l’aria che si respira. È risaputo che le attività quotidiane hanno un notevole impatto sull’ambiente, eppure non si fa ancora abbastanza per cercare di ridurre l’inquinamento atmosferico. Quando vengono introdotte nell’atmosfera sostanze chimiche causate da processi di combustione, quali gas di scarico delle autovetture, riscaldamento domestico, processi industriali, produzione di energia elettrica, impianti di incenerimento, l’ambiente si inquina. Quanto più è inquinata l’aria, maggiori sono i problemi di salute, con più incidenza di malattie cardiocircolatorie, tumori e patologie respiratorie. La lotta all’inquinamento atmosferico è diventata una priorità nei Paesi industrializzati e l’Unione Europea a tal proposito ha stabilito i valori limite degli inquinanti dannosi per la salute, in particolare per le particelle sospese, comminando pesanti sanzioni ai Paesi che superano di troppo i limiti imposti. Purtroppo la Regione Lazio rientra tra questi. Importante in questo contesto diventa il monitoraggio degli inquinanti più significativi. Le stazioni sono dislocate sul territorio in modo da rappresentare in maniera significativa le diverse situazioni di fondo, di traffico e industriali. Per riuscire a vincere la battaglia contro l’inquinamento atmosferico si dovrebbe cambiare il modo di muoversi, investire nel trasporto pubblico, migliorare la tecnologia delle auto, regolamentare l’utilizzo delle biomasse, ridurre l’inquinamento industriale. Bisognerebbe intervenire quindi sulle politiche energetiche, su quelle dei trasporti, sugli standard tecnologici e dell’edilizia. Vale sempre il detto popolare “Prevenire è meglio che curare!” Anna Ammanniti
