ULTIM’ORA Frosinone – Incendio Mecoris, le analisi COMPLETE dell’Arpa

Alessandro Andrelli
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Incendio alla Mecoris di Frosinone di domenica scorsa. Sono state completate le analisi per microinquinanti (diossine, IPA, PCB) sul primo campione da parte dell’ARPA Lazio. Ecco i risultati. Sono in corso le analisi sul secondo campione, gli esiti sono previsti per domani, mercoledì 26 giugno.

In relazione all’incendio che si è verificato domenica 23 giugno nel deposito della ditta M.ECO.RI.S. nella zona industriale di Frosinone, l’ARPA Lazio è arrivata sul posto nella giornata di domenica e ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA), PCB e diossine. Lunedì 24 giugno il personale tecnico dell’ARPA Lazio ha prelevato il primo campione (tempo di campionamento pari a circa 12 ore) ed avviato le analisi. Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi: Per quanto riguarda le diossine non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3 , anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate. Il valore del primo campione (23-24 giugno) è inferiore al valore di riferimento di 0,3 pg/m3 individuato dall’OMS come indicativo della presenza di sorgenti. Al fine di fornire ulteriori elementi di valutazione si segnala che in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nel 2017 i valori massimi di diossine misurate sono stati paria a 77.5 pg/m3 e quelli massimi rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nel 2019 pari a 11.9 pg/m3 . Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del primo campione, pari a 1.3 ng/m3 , è superiore al valore limite annuale previsto dalla normativa. E’ necessario segnalare che nell’ambito delle ordinarie attività di monitoraggio della qualità dell’aria viene misurato il benzo(a)pirene presso la stazione di Frosinone scalo e nel corso del 2018 i valori dei campioni analizzati sono compresi tra 0.01 ng/m3 e 16.7 ng/m3 con una media annua pari a 2.2 ng/m3 . Per quanto riguarda i PCB, in assenza di valori di riferimento definiti dalla normativa, a titolo informativo si segnalano i valori misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3 e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13 dicembre 2019 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3). Nella tabella seguente sono riportati i valori di PM10 (concentrazione media giornaliera) registrati dalle centraline della rete più vicine all’area dell’incendio a partire dal 21 giugno. Nel periodo 21-24 giugno non si sono registrati superamenti del valore limite giornaliero stabilito dalla normativa e pari a 50 µg/m3 . E’ opportuno segnalare che, come già riscontrato in situazioni simili, le operazioni quali ad esempio la movimentazione del materiale combusto (per il completo spegnimento ovvero per il suo trasferimento), possono influenzare i valori misurati dal campionatore localizzato a poca distanza dal capannone andato a fuoco. Che cos’è il Benzo(a)pirene?
È una delle prime sostanze di cui si è accertata la cancerogenicità. Si forma per incompleta combustione di sostanze organiche a temperature comprese tra 300 e 600 °C. Per questo è presente (ad esempio) nel fumo di sigaretta, nei gas di scarico dei motori diesel, nei fumi prodotti dalla combustione di biomasse e nelle carni bruciate.
Una delle sue forme ossidate (metabolicamente dall’organismo) è il benzo[a]pirene-7,8-diidrodiolo-9,10-diidroossido, che può legarsi al DNA interferendo con il suo meccanismo di replicazione. Il processo di formazione del perossido è relativamente complesso ed implica una cascata di reazioni coinvolgenti il citocromo P450, ed enzimi quali perossidasi ed idrolasi.
La sua struttura inoltre non viene intercettata dal sistema enzimatico di correzione dei geni della categoria Caretaker del DNA, che ha invece il ruolo di demolire i tratti mutati dell’acido nucleico per prevenirne mutazioni nocive.
La categoria IARC di rischio cancerogeno è Categoria 1: cancerogena per l’uomo.
Disciolto in acqua, è tra le sostanze più pericolose. Il limite di concentrazione è di 0,01 µg/l secondo il DL 31/2001.
(fonte: wikipedia)
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