Editoriale – La morte del sindaco buono, Emanuele Crestini

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Sono quelle notizie che non vorresti mai leggere, è morto nella tarda serata di giovedì, dopo 10 giorni di sofferenza, Emanuele Crestini, ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Sant’Eugenio di Roma. Ci lascia un eroe che ha onorato la fascia tricolore fino alla fine. Un esempio di coraggio, altruismo e generosità, così come lo ha definito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Emanuele Crestini, il politico buono, avrebbe compiuto tra due giorni 47 anni, è morto per un tragico gioco del destino, lo stesso giorno in cui tre anni fa era stato eletto sindaco della sua città. Rocca di Papa un paese dei Castelli Romani, un paese che Emanuele ha amato fino alla morte. Il sindaco è rimasto fino alla fine nel suo ruolo, è stato l’ultimo a lasciare il palazzo municipale in fiamme, preoccupandosi prima di far evacuare dipendenti, consiglieri e cittadini. Durante l’incendio è salito fino al terzo piano dell’edificio ha chiamato per nome, uno per uno, tutti i dipendenti implorando di scendere subito in strada, perché il palazzo stava andando a fuoco. Il suo è stato un comportamento esemplare, diverso da quello tenuto da altri in situazioni di pericolo e la storia, il passato ne sono testimoni. Quando muore un rappresentante delle istituzioni, muore un pezzetto di tutti noi, perché il sindaco è colui che rappresenta il popolo, è colui che ne raccoglie le istanze, i bisogni, le preoccupazioni. Il sindaco è il capofamiglia che si prende cura dei suoi figlioli, dei suoi cittadini, tutti. Ed Emanuele Crestini questo ruolo, interpretato per tre anni, lo aveva afferrato fino in fondo. Lo descrivono come una persona allegra, un grande lavoratore, pronto ad ascoltare tutti e a darsi da fare per risolvere anche il più piccolo problema dei suoi cittadini. Dopo il crollo di una parte dello stabile che ospita il comune, Emanuele Crestini per salvare tutti i dipendenti del Comune, è morto. In un periodo in cui la politica vive una forte crisi d’identità, è Emanuele a lasciare l’esempio da seguire, la dedizione verso il suo popolo, che ha difeso fino alla morte, come solo i veri comandanti sanno fare. E ora c’è il rammarico di aver saputo di lui, di averlo conosciuto, solo dopo una tragedia! Il sindaco buono, ha sacrificato la sua vita per mettere al sicuro i suoi concittadini, in quanti lo avrebbero fatto? Emanuele prima di essere un sindaco, un politico, era un uomo, il suo gesto verrà ricordato per sempre nella storia dell’uomo, come il gesto eroico di una persona che nella sua semplicità ha dimostrato di avere un cuore grande, così grande da poter contenere tutto il suo popolo. È morto perché respirare a lungo i fumi dell’incendio aveva compromesso le sue vie respiratorie, in poche parole se fosse uscito subito, senza preoccuparsi di altro, a quest’ora sarebbe vivo, ma chissà forse sulla sua coscienza ci sarebbero state troppe vittime e lui era per risolvere i problemi della sua gente e non sarebbe mai fuggito. E lui tra la vita e la morte ha scelto la seconda, nonostante il 34% di ustioni sul volto e sulle braccia è rimasto fedele al suo ruolo. Ha lottato per 10 giorni e giovedì sera si è arreso alla morte, resterà nella memoria di tutti noi, un eroe dal cuore buono. Gli antichi Greci dicevano che per entrare nel ricordo bisognava lasciare un segno e così inventarono la poesia degli eroi. Omero scrisse che muore giovane chi è caro agli dei, muore sul campo per entrare nella memoria. Oggi si piange la morte di un uomo che era troppo giovane, aveva ancora troppe cose da fare, è morto per una situazione assurda, che forse poteva essere evitata. Emanuele è morto da eroe, dando la sua vita per salvarne altre, è morto nel silenzio dell’ospedale dimostrando a tutti che la bontà è una grande qualità. Di questo ha bisogno il mondo, Emanuele Crestini è stato un esempio di umanità, è stato quello che tutti noi dovremmo essere, è tutto quello che dovremmo cercare di essere riportando amore nel nostro cuore, nei confronti del prossimo. Anna Ammanniti      
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