Armando Capirchio sarebbe morto a colpi di pietra. Questo quanto avrebbe dichiarato Michele Cialei davanti al magistrato inquirente che ha raccolto la sua confessione.
L’uomo accusato di aver ucciso l’allevatore di Vallecorsa di 59 anni ha ripercorso con la mente quei drammatici momenti che hanno preceduto il delitto. A detta dell’uomo tra i due non correva buon sangue già da molto tempo. Lo scorso anno aggredito e picchiato da Capirchio, Michele Cialei era stato costretto a ricorrere alle cure ospedaliere con un ricovero durato ben venti giorni. A seguito di quei fatti presentò denuncia nei suoi confronti. Ma la denuncia non era bastata a placare l’animo dell’allevatore che il 23 ottobre del 2017 giorno della sua scomparsa, aveva iniziato a vessare e minacciare nuovamente il pastore perchè al pascolo faceva sconfinare il suo bestiame. Ma quel giorno dalle parole grosse erano passati alle mani. Era stato a quel punto che Cialei imbracciando il suo fucile da caccia aveva sparato contro Capirchio ferendolo. Ma questi aveva continuato ad inveire contro di lui cercando di colpirlo ancora. Attimi di furia cieca dove Cialei aveva iniziato a colpire l’allevatore con delle grosse pietre. Si era fermato soltanto quando lo aveva visto per terra esanime. Il resto è cronaca. Nei giorni scorsi l’avvocato Camillo Irace del foro di Napoli che insieme al collega Giampiero Vellucci difendono l’arrestato, si è recato insieme ai carabinieri del comando provinciale che hanno seguito tutte le indagini, sul luogo in cui il pastore aveva nascosto inizialmente il corpo.Successivamente lo aveva trasportato in territorio di Lenola dove era stato ritrovato a pezzi in un dirupo. Mar.Ming.
