Cassino – Inaugurazione Anno Accademico, Prolusione di Giovanni Betta Magnifico Rettore

Irene Mizzoni
19 MIn Lettura
Ecco la prolusione del Rettore dell’Univesità di Cassino, Giovanni Betta.

Sig. Presidente della Repubblica, Autorità civili, militari e religiose, cari amici Rettori e loro delegati, carissimi colleghi docenti e del personale tecnico amministrativo e bibliotecario, miei cari studenti, signore e signori, un emozionato benvenuto nel nostro Ateneo. Un ringraziamento particolare al Presidente della Repubblica che ci onora della sua presenza e che sta dimostrando, con la sua partecipazione a numerose inaugurazioni di anni accademici una straordinaria attenzione verso l’intero sistema universitario italiano. Grazie veramente di cuore a tutti per avere accolto l’invito a partecipare alla cerimonia di inaugurazione del 40° anno accademico dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Sono infatti passati 40 anni dalla nascita dell’Ateneo sancita dalla Legge n. 122 del 3 aprile 1979 “Realizzazione della Seconda Università di Roma e istituzione delle Università pubbliche della Tuscia e di Cassino”. La particolare ricorrenza mi potrebbe portare a ripercorrere con voi questi nostri primi quarant’anni, ma credo sia oggi più importante fare con voi una valutazione dell’attuale stato di salute dell’Ateneo e dare uno sguardo alle sue potenzialità future in uno scenario nazionale ed internazionale in straordinaria evoluzione. Qualche dato complessivo però vorrei darvelo. Abbiamo sin qui laureato oltre 35.000 studenti e conferito il titolo a 700 dottori di ricerca. Ancora oggi la percentuale di nostri iscritti, figli di genitori non laureati, è tra le più alte d’Italia. L’Università di Cassino, dunque, non si è mai potuta limitare, e non si è mai limitata, a fare della buona didattica e della buona ricerca. Essa ha rappresentato, ed ancora rappresenta, il principale motore per lo sviluppo del territorio, se riconosciamo nell’alta formazione l’unico vero strumento di competitività delle imprese e delle pubbliche amministrazioni. A questo obiettivo hanno lavorato negli anni centinaia di docenti e di colleghi del personale tecnico amministrativo, dapprima operando in sedi di fortuna senza laboratori e con servizi basati più sull’entusiasmo e la buona volontà che su una effettiva strategia. Il mio, il nostro grazie deve andare a quei pionieri, uno dei quali, il prof. Antonio Fusco, ci ha lasciati proprio quest’anno. Gli ultimi anni però hanno rischiato di vanificare il paziente lavoro di costruzione di decenni. Un comportamento sicuramente scellerato ed ancora oggi per molti versi incomprensibile ha fatto crescere una malattia all’interno di un corpo che continuava apparentemente ad essere sano. Identificata non senza difficoltà la patologia, si sono ipotizzate le cure. Ma le stesse non avrebbero potuto neppure essere immaginate senza la comprensione prima e l’aiuto dopo del nostro Ministero. Mi fa piacere oggi aggiungere ai ringraziamenti, già più volte manifestati in ogni possibile occasione, quelli che la solennità della giornata odierna renderà indelebili nella storia di questo piccolo ed orgoglioso Ateneo. Un grazie da parte mia, da parte dell’Ateneo e, per quanto appena detto, da parte dell’intero territorio, al Ministro Marco Bussetti ed a tutto l’apparato ministeriale per avere capito che il nostro Ateneo meritava di essere aiutato avendo le potenzialità, come vi dimostrerò nel seguito del mio intervento, per essere, non un elemento di vergogna, ma un punto di orgoglio per il sistema universitario nazionale. Ringrazio anche i Rettori di tutte le università italiane che hanno compreso la delicatezza della nostra situazione ed hanno contribuito in maniera fattiva a quella dolorosa ma necessaria mobilità del personale che era tassello indispensabile per il superamento della crisi. Ben 50 colleghi hanno approfittato dell’emendamento Cassino e sono ora in organico ad altri Atenei. Molti li vedo ancora qui in sala, perché l’Università di Cassino, e ve lo dice chi insegna qui da 28 anni, “entra nel sangue”. Uno di questi colleghi terrà la lezione inaugurale: grazie Giuseppe, per aver accettato l’invito odierno e soprattutto per l’impegno straordinario profuso per il salvataggio del nostro Ateneo! Ora il destino è, finalmente, nuovamente tutto nelle nostre mani. Questa circostanza ci carica di nuove e maggiori responsabilità, perché “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”. Ma io sono assolutamente ottimista. Perché conosco personalmente tutte le persone che lavorano in questo Ateneo e so che quello che è successo, le fatiche e le difficoltà affrontate e superate in questi due anni hanno profondamento segnato tutti, non solo chi ha operato in cabina di regia. E tutti hanno dato il proprio massimo riducendo al minimo fisiologico le lamentele e le polemiche che non ci avrebbero certo aiutato in questa fase estremamente delicata. Grazie di cuore a tutti! “Sembravano traversie ed eran in fatti opportunità” dice Giambattista Vico, “Succisa Virescit”, si legge sullo stemma dell’abbazia di Montecassino, che ha celebrato da pochi giorni il 75° anniversario della sua distruzione. Ed il simbolo stesso della nostra Università, il “Sol per Noctem”, la cultura che illumina la notte dell’ignoranza, posso leggerlo con voi oggi come la forza del sole, la forza di UNICAS di sconfiggere tutto, anche il naturale alternarsi del giorno e della notte. Vorrei però che queste condivisibili elegie di ciò che di bello, di migliore può nascere dalle difficoltà non sia frainteso. Non ho nessuna intenzione di ringraziare coloro che ci hanno messi in ginocchio, pur se è innegabile che queste esperienze così forti stimolino in tutti noi un processo che può capitare di non attuare perché si è magari presi dalla quotidianità delle proprie attività: l’acquisizione della piena consapevolezza di quello che si è, con i propri pregi ed i propri difetti. Consapevolezza quale elemento indispensabile per migliorare in maniera continua. Consapevolezza soprattutto delle proprie qualità. Perché come mi ha recentemente ricordato mio figlio: “Conoscere ed amare se stessi è il primo passo per amare gli altri”. E vorrei quindi fare con voi un breve percorso per meglio conoscerci, per meglio amarci. Inizio questa fotografia dell’Ateneo di Cassino 2.0 dalla valutazione ricevuta dall’ANVUR in seguito alla visita subita proprio nel momento in cui le nostre energie erano concentrate soprattutto su altre problematiche. Ad inorgoglirci non è solo il voto finale, ricevuto pochi giorni fa: un 6 pieno che si traduce in una piena sufficienza con conseguente accreditamento completo della sede e dei suoi corsi di studio per i prossimi 5 e 3 anni rispettivamente. Sono le parole che si leggono nella relazione che confortano. Parole di apprezzamento per docenti, personale, studen6 ti. Perché solo l’impegno di tutti consente di ottenere risultati di rilievo. Nel seguito proverò a dimostrarvi come i migliori risultati che l’Ateneo ha conseguito recentemente siano tutti frutto di capacità di connessione, capacità di fare sistema. Non intendo la connessione informatica a cui tutti siamo purtroppo abituati, quella che si misura con il numero dei followers o dei “mi piace” e che rapidamente si estingue. Intendo connessioni stabili a fini collaborativi tra persone, tra istituzioni, pubbliche e private. Iniziando dalle connessioni interne, ritengo che in questo Ateneo la collaborazione tra le diverse componenti sia veramente straordinaria, nel rispetto dei diversi ruoli e delle diverse competenze, ma senza quelle sterili barricate che in taluni ambiti accademici, che definirei antichi, dividono ancora oggi tra di loro dottorandi, ricercatori, professori, tecnici e dirigenti. Un’articolata famiglia, la nostra, in cui è solo chiaro il fine ultimo da perseguire, quello dell’istituzione. Il piano strategico dell’Ateneo per il prossimo triennio, in fase di stesura, rappresenterà la linea guida per tutti gli attori per i prossimi anni. Le connessioni non sono solo di tipo organizzativo. Come ha ben sottolineato il Presidente della Repubblica nel suo recente intervento alla LUISS che ho avuto il piacere di ascoltare in diretta: “C’è l’esigenza di non scorporare il sapere delle discipline, di non separarle. Non esistono due culture, una umanistica e l’altra scientifica. La cultura ha una sua irriducibile unicità.” Ed ecco il fiorire di attività di ricerca che vedono collaborare economisti, giuristi, letterati ed ingegneri. Un esempio per tutti di questo approccio interdisciplinare sono le progettualità attivate nell’ambito del neonato Distretto Tecnologico dei Beni Culturali della Regione Lazio. Questo Distretto non solo valorizza la nostra capacità di sviluppare connessioni interne ma anche le nostre fortissime connessioni con le Università ed i Centri di Ricerca della Regione Lazio. Con tali partner sono state quest’anno avviate altre due iniziative progettuali molto ambiziose, il DTT (Divertor Tokamak Test) ed il centro di competenza sulla Cyber Security. Queste iniziative di ricerca proiettano ancor più l’Ateneo in uno scenario di connessioni nazionali ed internazionali in cui è, peraltro, già presente da anni come dimostrano anche i numerosi progetti finanziati a valere su bandi competitivi (53 progetti in corso di cui 19 H2020, per complessivi 7,5 M€, a livello internazionale, nazionale e regionale). Anche l’attività didattica, da sempre oggetto di particolare attenzione e impegno da parte del nostro Ateneo, richiede oggi capacità di creare connessioni. Collegamenti attivissimi con le scuole del territorio, con il comune obiettivo della formazione ottimale dei nostri giovani e soprattutto con la speranza di orientarli verso i percorsi formativi più adatti ai loro talenti. Il tasso di abbandono a livello locale e nazionale rappresenta un costo economico e sociale che non possiamo più permetterci! Collegamenti con i cosiddetti stakeholders attraverso contatti sistematici (i tavoli di consultazione con le parti sociali richiesti dalla legge vigente sono finalmente diventati momenti di interazione sostanziale e non formale) e un numero di aziende convenzionate per lo svolgimento di tirocini formativi veramente ragguardevole. Molto proficue le connessioni con i vari ordini professionali: per loro formazione continua, per i nostri studenti un importante sguardo al loro futuro ambito lavorativo. Emblematico della nostra capacità di cooperazione con scuole ed aziende è la partecipazione alla neonata Fondazione per l’Istituto Tecnico Superiore di Meccatronica del Lazio Meridionale, un’iniziativa formativa ambiziosa che preparerà nei prossimi tre anni 50 ragazzi su tematiche di grande interesse per le aziende del terzo millennio. I risultati di questi sforzi di connessione ci premiano: abbiamo invertito da due anni il trend delle immatricolazioni e delle iscrizioni complessive. Quest’anno l’incremento è ancora più incoraggiante. Abbiamo, al 1° marzo, 1672 immatricolati alle lauree Triennali ed alla Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza a cui si sommano 566 immatricolati alle lauree magistrali per un totale di 2238 studenti. Alla medesima data, l’anno scorso, avevamo 1485+564=2049 studenti (con un totale conclusivo di 2091 al 31/5/2018). Segniamo quindi ad oggi un più che incoraggiante + 9,2%. La nostra offerta formativa sta progressivamente proiettandoci in una dimensione internazionale grazie ai 5 percorsi completamente in lingua inglese, ai 5 doppi titoli, ai 116 accordi di cooperazione internazionale con 12 paesi europei e 23 extra europei: connessioni internazionali che consentono ai nostri studenti di anticipare la loro proiezione in un mercato del lavoro che è globale pur se si decide di lavorare qui a Cassino. Vi confesso che è un piacere operare in un Campus sempre più multi etnico dove finalmente la lingua inglese non è più ostacolo insormontabile ma opportunità di studio e di conoscenza. Numeri importanti si riscontrano anche nelle altre iniziative didattiche offerte dall’Ateneo: quest’anno 19 Master di primo e secondo livello, 3 erogazioni dei 24 CFU di area socio-pedagogica divenuti necessari per l’accesso all’insegnamento, fruiti da oltre 2000 studenti, mentre è ai blocchi di partenza il 3° ciclo per l’abilitazione all’insegnamento di sostegno con 600 posti appena banditi. Come sempre riusciamo a coniugare, spesso meglio di altre realtà, la qualità della proposta formativa con la rapidità di attuazione in risposta alle richieste che ci provengono dal Ministero. Molte delle attività di ricerca sfociano poi nel trasferimento tecnologico alle imprese del territorio. Potrei citarvi tantissimi esempi di collaborazioni in corso tra Università ed imprese per ottenere innovazioni di prodotto o di processo, ma voglio oggi segnalarvi una collaborazione tra i colleghi del Corso di laurea in scienze motorie e lo stabilimento FCA di Cassino per un innovativo progetto di Wellness aziendale; infatti la qualità dei prodotti aziendali passa oggi anche per il benessere dei suoi lavoratori. Nell’ambito dei rapporti con le imprese voglio ricordarvi le proficue interazioni con Unindustria Lazio e con l’assessorato allo sviluppo economico della regione Lazio. Un’altra rete, attivata da poco, che sono certo sarà foriera di importanti risultati per il futuro. Crescono anche gli spin off (6) e i brevetti (39), anche grazie ai corsi di avviamento all’imprenditorialità offerti gratuitamente dall’Ateneo ai suoi studenti. Anche quest’anno sono costretto a rubarvi qualche minuto sulle nostre attività di diffusione della cultura e della conoscenza, quelle attività di terza missione, emblematiche del nostro modo di intendere l’Università, frutto di un impegno che va ben oltre il ritorno economico o di carriera ed è sintomatico della nostra passione verso la scienza e la sua diffusione. Anche quest’anno ho chiesto di raccogliere locandine e foto di eventi scientifici e culturali svolti nell’ultimo anno e di farne la silenziosa colonna sonora della cerimonia. Pur avendo preso personalmente parte alla maggior parte di essi ogni anno rimango stupito dalla quantità, varietà e qualità degli eventi. E credo che resterete stupiti anche voi. Anche perché tutti ricordiamo come l’anno appena trascorso sia stato molto avaro di gratificazioni economiche e di carriera per i nostri docenti. All’apertura ho parlato di un Ateneo ospitato, in principio, in strutture di fortuna. Entro l’anno, il Dipartimento di Lettere e Filosofia vedrà completarsi la sua nuova sede in costruzione alle spalle del Rettorato e potremo così finalmente avere tutti i nostri corsi di studio, tutte le nostre attività di ricerca ospitate in strutture degne di una Università moderna. Il numero dei posti letto delle residenze verrà raddoppiato da 200 a 400 e ripartirà il progetto per la realizzazione della mensa, programmato dal nuovo ente per il diritto allo studio regionale DiSco Lazio, con cui la collaborazione è veramente proficua. Come tutti gli Atenei italiani siamo fiduciosi che su queste nostre strutture possano esserci nuovi investimenti da parte del Ministero, per cofinanziare i costi di manutenzione necessari per tenere il passo con i continui adeguamenti normativi in tema di sicurezza, indispensabili ma sicuramente costosi. Parallelamente stiamo attivando interventi di efficientamento energetico non solo per ridurre i costi d’esercizio ma anche per dare la nostra piccola personale risposta al rispetto degli obiettivi di sostenibilità 2030, fissati dall’ONU. Mi sono chiesto cosa avrebbero pensato i nostri padri fondatori se avessero assistito alla mia prolusione odierna. Sarebbero orgogliosi di questo giovane Ateneo quarantenne o lo disconoscerebbero? Sicuramente l’Università è molto cambiata dagli anni ’80. L’offerta didattica può essere diversa ogni anno, la ricerca si misura sulla base di stressanti indicatori internazionali ed è persino nata una terza missione. Con un pizzico di presunzione credo che sarebbero orgogliosi di questo piccolo lo miracolo: migliaia di studenti, provenienti da 39 nazioni, decidono di formarsi nel nostro Ateneo, in discipline umanistiche, sociali, giuridiche, economiche e tecniche; nei nostri uffici e nei laboratori ricchi di moderne attrezzature si svolgono ricerche d’avanguardia e quando si partecipa ad un Convegno Internazionale e sul badge leggono Università di Cassino non ti chiedono più se siamo un polo di Roma o di Napoli e non dicono più con voce incerta “Cassino?, perhaps Monte- Cassino!”. Ed è quindi con l’entusiasmo del giovane 40-enne, che dichiaro aperto l’anno accademico 2018-2019 dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, 40° dalla sua fondazione.
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