Montelanico – Il brigante ciociaro Panici, raccontato in un convegno

Anna Ammanniti
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Domenica 16 dicembre si è svolto un convegno dedicato al brigantaggio nello Stato pontificio, in cui è stata raccontata la storia di Cesare Panici, uno dei più temerari briganti della zona.

Una sala consiliare gremita di cittadini ed appassionati ha accolto con entusiasmo, il convegno tenutosi a pochi giorni dal centocinquantesimo anniversario dall’uccisione del capobanda Cesare Augusto Corsi Panici, avvenuta nella località Framundi del piccolo centro lepino, che il 20 dicembre 1868 segnò di fatto la conclusione del fenomeno brigantesco nel territorio del papa-re. La storia del brigante ciociaro, nativo di Amaseno ed operante tra le odierne province di Roma, Frosinone e Latina, rifugiatosi nelle impervie località montelanichesi prima del violento epilogo, ha suscitato il vivo interesse degli ospiti, intrattenuti con racconti ed aneddoti fino ad oggi sconosciuti ai più. L’evento è stato introdotto da Piero Capozi, storico locale, e da Maria Carolina Onorati, Assessore alla Cultura del Comune di Montelanico; hanno successivamente preso la parola i professori Adriano Sconocchia e Gioacchino Giammaria, autori di saggi storici e culturali, i quali hanno esaustivamente illustrato il percorso del brigantaggio nel centro-sud ottocentesco, con le dovute distinzioni tra il banditismo pontificio ed il più articolato fenomeno post-unitario nelle regioni meridionali del neonato Regno d’Italia. Lo storico montelanichese Luigi Roberti ha poi raccontato, con dovizia di particolari, gli emozionanti momenti di quello che oggigiorno i media definirebbero un vero e proprio blitz, teso a catturare il temuto capo brigante Panici, avvalsosi in latitanza della collaborazione forzata di una famiglia montelanichese e successivamente braccato ed ucciso grazie al coraggio di due fratelli alle dipendenze della stessa famiglia. La ciliegina sulla torta l’ha regalata Marco Ballini, anch’egli montelanichese, appassionato ricercatore di cimeli della storia locale, il quale non senza difficoltà è riuscito ad individuare il rifugio ove il brigante Panici trascorse gli ultimi periodi della sua vita, in località Framundi, documentando fotograficamente l’impervio percorso e le tracce di un passato ancora vivo nella natura incontaminata, recuperando altresì oggetti dall’alto valore storico e simbolico, appartenuti ai briganti o alla gendarmeria dell’epoca, tra lo stupore dei presenti i quali sono già stati avvisati che il viaggio nella storia montelanichese, e dunque nella Ciociaria Storica, proseguirà con altri interessanti appuntamenti. Ma chi era Cesare Augusto Corsi Panici? Il brigante Panici e la sua banda operavano nel territorio segnino e nei paesi limitrofi. L’attività della banda era quella di sequestrare le persone a scopo estorsivo. Panici nel 1865 catturò con i suoi amici sei uomini componenti lo stesso ceppo famigliare,  residenti in contrada Valvisciolo di Carpineto. Li condusse in una località tra Colle Mezzo di Montelanico e il Campo di Segni e per sedici giorni li maltrattò con insulti e percosse, fino a quando non ottenne il versamento di tremila scudi. Tra le varie azioni criminali la più audace fu quella progettata per sequestrare il vescovo di Segni, Mons. Luigi Ricci che era partito da Roma per tornare alla sede vescovile. Il tentativo di sequestro andò a vuoto perchè  i briganti, sbagliarono carrozza e ne seguì un conflitto a fuoco con i gendarmi. Nel parapiglia fu ucciso il brigante Vincenzo Orsini. Il 20 dicembre del 1868 dopo aver consumato diversi crimini, Panici fu tradito dal suo compare Salvatore Flamini che rivelò ai gendarmi il suo rifugio in località Framunti di Montelanico. Anna Ammanniti  
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