Provincia – Incontro in Provincia per parlare del Sin Bacino del fiume Sacco

Anna Ammanniti
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Si svolgerà il prossimo 20 dicembre un incontro per discutere del SIN Bacino del fiume Sacco. La riunione è prevista presso la sede della Provincia di Frosinone e vi parteciperanno tutte le associazioni del territorio, esclusa inspiegabilmente quella dei Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone.

L’incontro è stato voluto dal Comune di Ceprano e vi parteciperanno i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, quelli della Regione, i sindaci dei Comuni interessati dal perimetro del SIN, i funzionari degli altri enti competenti e l’amministrazione provinciale. Il problema che più attanaglia la questione SIN è la sua bonifica. A marzo scorso fu sottoscritto l’ accordo tra il  Ministero dell’ Ambiente, MISE, Regione Lazio e Invitalia per la bonifica del Sito di interesse nazionale della Valle del Sacco. Il Protocollo aveva l’obiettivo di promuovere e accelerare l’attuazione dei procedimenti di bonifica del SIN Bacino del fiume Sacco. L’allora Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti dichiarò che il protocollo poteva essere operativo fin da subito, con risorse pari a 26,5 milioni di euro, il cui utilizzo verrà disciplinato dagli accordi di programma. Ma di fatto nessuna opera di bonifica nella Valle del Sacco è stata mai attuata e nessun accordo di programma tra Ministero e Regione Lazio è mai stato stipulato. Il comunicato stampa delle associazioni CIVIS di Ferentino, del Comitato Residenti Colleferro, dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone, del Comitato La Rinascita di Patrica, del Laboratorio Alta Valle del Sacco, del Movimento Civico Paliano parla dei motivi per cui è stato convocata la riunione. “Acquisire chiarimenti circa le procedure per le autorizzazioni degli interventi edilizi e di altra natura che vengono richieste da privati ed aziende. Per qualsiasi attività progettata all’interno del perimetro del SIN deve essere autorizzata previo svolgimento di indagini ambientali, le quali comportano costi e tempi notevoli per i cittadini e le imprese.” “Avere certezza sui tempi per l’avvio delle bonifiche dei siti che lo stesso Ministero dell’Ambiente, con l’ausilio dell’ISPRA, già nel novembre del 2017 aveva individuato come indifferibili ed urgenti in considerazione dell’esistenza di gravi rischi ambientali e sanitari. Si tratta di otto interventi –tutti nella Provincia di Frosinone- da Ceprano ad Anagni, e nei quali sono inseriti la ex discarica le Lame di Frosinone, la ex Cartiera di Ferentino e la ex polveriera di Anagni. I Comuni, i Sindaci e la Provincia hanno fatto, da tempo, quanto di loro competenza, senza che siano seguiti riscontri da parte di MATTM e Regione Lazio. Inoltre, restano da completare le bonifiche di Colleferro, avviate da oltre dieci anni e non concluse, sia per mancanza di fondi sia per le note vicende che riguardarono la gestione commissariale in capo alla Regione Lazio negli anni dal 2005 e fino al 2013, e sulle quali ancora non è stata fatta chiarezza e rendicontazione, visto che sono stati “bruciati” almeno 60 milioni di euro e con un solo intervento di bonifica definito. Ci si riferisce, in particolare, agli interventi sul sito ARPA 2 che riguardano il comprensorio industriale del Comune di Colleferro. Insomma, la richiesta è: quando partono i cantieri delle bonifiche, dove sono i fondi che tutti dicono di avere nel portafoglio ma non spendono? A queste domande dovrebbe rispondere il tavolo del 20 Dicembre, visto che nel frattempo è partito il gioco del cerino fra Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio, seguito dalle scontate strumentalizzazioni politiche della vicenda, fatte da tutti gli attori politici, senza eccezione. In realtà, la questione è la mancata stipula dell’Accordo di Programma fra Ministero e Regione Lazio, atto che deve contenere la definizione delle spese per ogni intervento, le procedure di erogazione dei fondi, l’individuazione del soggetto pubblico che ha il ruolo di attuatore delle bonifiche. In sostanza l’accordo di programma è il provvedimento che contiene il totale e la ripartizione dell’impegno di spesa degli enti (come dire: i soldi sul tavolo), quali interventi eseguire e l’attribuzione specifica delle somme per ognuno di questi (a Le Lame tanto, alla ex cartiera di Ferentino questa somma, a Colleferro quest’altra). Inoltre, sono indicati i tempi, chi indice le gare, chi controlla, ecc. Senza questo atto fondamentale le bonifiche non partono, non possono partire. Dal Ministero dichiarano che la loro parte l’hanno fatta e spetta alla Regione procedere; dalla Regione rispondono che i ritardi sono responsabilità del Ministero dell’Ambiente. Per non citare il balletto di cifre che la Regione Lazio ed il MATTM ci hanno propinato fin dagli anni scorsi, laddove soprattutto l’amministrazione regionale ha emanato un’infinita serie di comunicati stampa: “ci mettiamo 40 milioni di Euro!”; “ecco, ci siamo, arrivano i fondi!”; “domani partono le bonifiche del SIN!” e via dicendo. Però, l’Accordo di Programma dove c’è scritto, nero su bianco, quanto, a chi e come, finora non s’è visto  nemmeno in bozza. Nessuno lo dice o ha il coraggio di dirlo, ed allora lo facciamo noi: la posta in gioco, in realtà, è quella dei fondi oggi disponibili i quali non bastano a coprire tutti gli interventi urgenti, sommando le otto bonifiche indicate dall’ISPRA nella Provincia di Frosinone con quelle di Colleferro. Il rischio che qualcuno venga escluso è alto, e nessuno vuole rinunciare: la coperta è corta e ci sarà chi prenderà freddo. Si è tutti della Valle del Sacco fino a quando fa comodo, poi al momento dell’erogazione dei fondi ognuno tira il carro dalla sua parte. In tutto ciò chi ci rimette sono –ancora una volta- i cittadini, non fosse altro per il fatto che le risorse per gli interventi di bonifica sono –appunto- pubbliche. Il SIN Bacino del fiume Sacco, con il perimetro attuale, è rinato dopo un procedimento giudiziario: un ricorso al TAR che si è concluso con la nota sentenza che nel 2014 ha riportato la competenza in capo al MATTM. Se l’attuale stallo non verrà superato, si dovrà far intervenire ancora una volta il giudice amministrativo per ordinare al Ministero dell’Ambiente ed alla Regione Lazio di procedere con le bonifiche. Infatti, il risanamento ambientale e la messa in sicurezza dei siti contaminati è un obbligo di legge, non eludibile né procrastinabile. L’urgenza di provvedere –per gli enormi rischi ambientali e sanitari- è conclamata dagli stessi soggetti che oggi “fanno ammuina”. Le associazioni hanno pronta la diffida, formale, nei confronti del Ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio, e successivamente, trascorsi trenta giorni, procederanno ad adire il TAR per ottenere l’adempimento degli enti, fino a richiedere la nomina di un commissario ad acta. E non è un bluff: dall’incontro del 20 dicembre dovranno emergere date, numeri, e atti concreti; contrariamente non potremo che avviare l’azione giudiziaria. Dal 2015 di tavoli e chiacchiere, e non solo di inquinamento, è colma tutta la Valle del Sacco.” Anna Ammanniti
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