E’ questo l’obiettivo a lungo termine del tavolo tecnico aperto ieri da Comune, Demanio e altre istituzioni per avviare l’iter del tanto atteso “passaggio di proprietà” della storica struttura di detenzione e deportazione
Dopo anni di battaglie portate avanti da associazioni (in primis l’Ass.nazionale partigiani cristiani di Frosinone) poi raccolta dal Comune, forse per il Campo di internamento de Le Fraschette è arrivata la svolta. Ma di tempo ce ne vorrà ancora un bel po’, stando almeno dai primi riscontri usciti dell’ incontro svoltosi presso presso la sede del Segretariato Regionale del Lazio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. A marzo scorso il direttore Regionale del demanio si era recato presso l’ex Campo effettuando un sopralluogo, accompagnato dal personale del Comune e in quell’occasione l’alto dirigente dettò una sorta di programma per arrivare ad una “eventuale” cessione. Nella riunione di ieri sarebbero già state dettate le tempistiche e le necessarie attività propedeutiche alla cessione, in particolare la predisposizione da parte del Comune di un progetto di valorizzazione del bene storico, che sarà graduale e con la collaborazione di enti e Associazioni. Dal punto di vista formale saranno necessarie anche apposite delibere previste dalla normativa vigente così da arrivare quanto prima alla stesura definitiva dell’accordo. Cauto il Sindaco Morini che, a margine dell’incontro, ha raccontato di aver esposto sia le idee e i progetti che la città ha per il rilancio del bene ma anche le criticità e le difficoltà che si potrebbero presentare nell’affrontare la gestione e valorizzazione del campo che è enorme e necessita di interventi di manodopera davvero importanti ed ha chiesto l’aiuto fattivo di Stato e Regione. Sull’altro fronte aperto, quello del famoso finanziamento di mezzo milione di euro promesso dalla Presidenza del Consiglio neanche un anno fa, ancora non si hanno novità sulla pratica che, comunque, sarebbe in corso. Chissà se entrambi i percorsi confluiranno nell’unico obiettivo di restituire un patrimonio collettivo nazionale alla comunità locale e che questa riesca finalmente a rilanciarlo. Posti simili, in Italia e in Europa, sono diventati fulcro di percorsi turistici e, perché, no anche di pellegrinaggi visto l’orrore che hanno custodito.
A. T.
