‘Appropriazione indebita’ di questo reato deve rispondere l’ex abate di Montecassino, dom Pietro Vittorelli. Questa mattina nel tribunale di piazzale Clodio a Roma prende il via il processo a carico dell’alto prelato e del fratello Massimo che invece deve rispondere di ‘riciclaggio’.

I fratelli Vittorelli, secondo quanto emerso dalle indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza capitolina, avrebbero utilizzato oltre 500 mila euro presenti nelle casse della diocesi di Montecassino per scopi personali. Il provento dell’8X1000 sarebbe stato utilizzato per spese folli da parte dell’ex abate e per investimenti immobiliari da parte del fratello, intermediario finanziario. I legali dei due imputati, gli avvocati Sandro Salera e Bartolo e Mattia La Marra, respingono invece ogni accusa e parlano di ‘un normale utilizzo di fondi a disposizione del padre abate e che riguardano l’abbazia e non i fondi destinati alle opere di bene. Il danaro l’ex abate l’ha utilizzato per potersi curare dopo essere stato colpito da un grave malore. Il ruolo del fratello è ancor più chiaro. Essendo l’abate impossibilitato a prelevare danaro aveva dato mandato al fratello di svolgere anche le più normali operazioni di pagamento. Dalle visite mediche all’acquisto di medicine”.
ang.nic.