Editoriale – Frosinone vs Juventus… ciò che sport è stato o non è stato!

Alessandro Andrelli
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Domenica i nostri leoni hanno affrontato la Juve. Hanno sofferto ma non si sono risparmiati. Hanno giocato per 95 minuti a testa alta, con così tanta forza e voglia di soddisfare i propri tifosi che quasi non scalfisce il risultato finale. Non scalfisce perché i leoni hanno trovato il loro ritmo e hanno mostrato di poter dare sempre di più, di poter essere migliori, ciò che purtroppo non si vede quando si gira il viso verso gli spalti.

  Ieri il Frosinone ha affrontato con determinazione la Juve. Ha affrontato Cristiano Ronaldo, la sua tecnica e la sua destrezza innata nel far girare il pallone in campo. Ieri il Frosinone ha affrontato la Juve, e ne è uscito a testa alta nonostante il risultato finale ma, alla fine della partita c’è quello che purtroppo si vede sugli spalti e, spesso, questo non è sportività, non è dare buon esempio, è tutto ciò che sport non è. Da sempre viene affermato con forza che sport è rispetto ma questo, nelle partite, non si vede mai. Sport è il rispetto che deve essere mostrato davanti ai colori di altri squadre, quando si tifa per i propri, quando si canta la bellezza della propria squadra e si ascolta quella degli altri. Sport è accettazione: non è denigrare altri giocatori, insultare la squadra avversaria, sputare sentenze su chi sceglie di vestire un colore diverso per una giornata, anche se, come ogni domenica, è seduto tra gli spalti dello stadio della città. Sport non è solo parlare di rispetto ma è metterlo in pratica, sempre, battendo le mani quando si perde, quando l’altra squadra ha meritato la vittoria. Lo sport è fatto sì di competizione ma di quella sana, vera, quella competizione che è pura proprio perché provata dai più piccoli. Ecco, durante le partite bisognerebbe pensare proprio a loro, che sia sugli spalti o in campo, bisogna pensare che ci sono piccoli occhi che guardano, piccoli cuori che interpretano a modo loro ciò che gli viene mostrato, che interiorizzano con velocità e non è giusto lasciar credere alle loro menti giovani, menti che saranno il futuro del nostro paese, che l’insulto, il non rispettare la vittoria degli altri, il non tollerare un colore diverso sia giusto. Lo sport potrebbe insegnare molto di più di quello che si crede e se non lo fa, è solo per colpa nostra. E’ per colpa nostra perché siamo incapaci di comportarci diversamente, perché, in momenti come questi, non diamo sfogo alla bella e sana tifoseria ma lasciamo spazio alla nostra rabbia, all’insulto facile e trasformiamo lo sport in una cosa che non è e che non dovrebbe essere mai. Ester Evangelisti
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