Impossibile dimenticare quel pomeriggio. Sotto il cielo limpido l’ora del riposo è stravolta da un boato. E’ strano. Qualcosa non va. E’ una di quelle sensazioni che non mentono. Ancora un boato e l’azzurro si spacca. Si teme il peggio dinanzi la colonna di fumo denso che sale in fretta. E’ successo qualcosa. E’ Sora, è Arpino. E’ alla Pirotecnica Cancelli. Il cuore si ferma. Attimi impressi nella memoria comune. Claudio, Giuseppe, Giovanni, Giulio, Enrico e Francesco. Lavoratori instancabili. Padri, figli e fratelli amati. Oggi, a sette anni esatti dall’incidente, il loro ricordo è forte.
CLAUDIO CANCELLI era il capostipite della ditta pirotecnica, aveva 70 anni. GIUSEPPE CANCELLI aveva intrapreso la stessa attività del padre. Aveva 45 anni. GIOVANNI CANCELLI di 42 anni, insieme al fratello aveva continuato l’attività di famiglia. FRANCESCO LORINI di 51 anni. Operaio nella ditta di fuori pirotecnici. ENRICO BATTISTA di 28 anni, residente a Fontana Liri. Ex camionista, dal 2007 aveva scelto di fare il fuochista. GIULIO CAMPOLI di 36 anni. Gestiva un’agenzia e organizzava spettacoli pirotecnici. Sei uomini che hanno perso la vita sul proprio posto di lavoro. Fu una fatalità. TUTTI RICORDANO QUEL GIORNO: Tre forti boati, fumo bianco e la tragedia. Tutti nel Sorano ricordano quel giorno: ore 14,53, lunedì 12 settembre 2011. Nella fabbrica di Sant’Altissimo si stavano preparando i fuochi che avrebbero caratterizzato la festa a Rocca D’Arce. All’improvviso, lo scoppio e lo scenario da guerra. Elicotteri in volo, ambulanze e mezzi di soccorso a sirene spiegate, traffico paralizzato, odore acre, fumo e polvere. Occhi terrorizzati. I Cancelli erano molto conosciuti: i comitati di paese facevano riferimento a loro quando di trattava di organizzare spettacoli pirotecnici. I “maestri” dei fuochi pirotecnici con oltre 100 anni di esperienza alle spalle erano grandi lavoratori. Quel 12 settembre fu l’apocalisse che scioccò tutta l’Italia riportando all’attenzione il problema della sicurezza sul lavoro. Ai funerali, il 24 settembre in cattedrale a Sora, in migliaia si strinsero alle famiglie coinvolte. Oggi l’appello che sentiamo di dover rinnovare è alla responsabilità affinché in ogni luogo di lavoro, la sicurezza e la salute siano e restino la priorità. IreMiz
