Serie A – Frosinone, Stirpe tuona: “Basta scetticismo e giudizi sommari”

Roberto Caporilli
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Il presidente Maurizio Stirpe ha rilasciato una lunga intervista all’ufficio stampa del Frosinone.

Innanzitutto il patron giallazzurro ha parlato della sfida con il Bologna: “Avrei voluto giocare di fronte al nostro pubblico, con l’entusiasmo e la passione che debbono essere sempre gli ingredienti delle nostre stagioni, accetto questo verdetto ma non ne condivido la severità. In ogni caso bisogna fare punti, con grande forza di volontà, i ragazzi dovranno dare tutto in campo”. Successivamente Stirpe ha commentato il mercato: “L’obiettivo era dare al tecnico un organico completo per 10/11 per l’esordio in Coppa Italia, poi l’infortunio di Dionisi ha complicato i piani. Chi critica non conosce bene le strategie e le situazioni: Ardaiz e Pinamonti sono due under arrivati per sostituire Federico, Cassata un’opportunità emersa nell’ultima giornata e dovuta anche al ritardo di condizione di Vloet. I numeri tornano perfettamente: ci sono 31 giocatori ma quattro sono infortunati e tre sono under (Besea, Matarese ed Errico). Abbiamo investito 10 milioni, molto più del dovuto, per essere adeguati alla categoria. A questo punto, onestamente non riesco a comprendere, a fronte di uno sforzo compiuto su tutti i piani, questo alone di scetticismo e pessimismo continuo che staziona sul Frosinone. Da quanto ho letto e sentito sembra che abbiamo perso il match decisivo per la salvezza, ci sono troppi giudizi sommari, non è questa la strada giusta per affrontare un percorso lungo e difficile”. Poi il presidente rivendica un percorso di crescita dentro e fuori dal campo da parte della sua società: “Al Frosinone sono sempre associati aspetti folkloristici, invece se analizzassimo i processi di crescita dei club italiani negli ultimi 5 anni, al di là delle categorie di appartenenza e del bacino di utenza, ci accorgeremmo che il Frosinone è tra le prime cinque società in Italia. Per andare avanti servono ottimismo, fiducia e spirito di coesione”.   Roberto Caporilli
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