L’allenatore del Frosinone, Moreno Longo, ha parlato ai microfoni di Sky dopo la sonora sconfitta in casa dell’Atalanta.
Forse avete cambiato troppo? “Questo è un dato di fatto, oggi fra i titolari c’erano sette giocatori nuovi, tra l’altro arrivati con tempistiche differenti, alcuni negli ultimi giorni. Volevamo cambiare molto ma avendo finito con i playoff i tempi si sono ristretti. L’Atalanta era l’avversario peggiore che potesse capitarci in quanto a rodaggio: ha già giocato quattro partite internazionali ed ha automatismi perfetti con il suo allenatore. Conoscevamo le difficoltà di questa gara però ora niente drammi, ci servono tempo e allenamenti per far diventare squadra il gruppo, bisogna fare in fretta per la Serie A non perdona”.
Quanto tempo servirà? “Dopo la sosta ritengo che saremo più avanti di oggi, bisogna lavorare celermente per velocizzare questo processo. Non basta inserire calciatori nella rosa per alzarne il livello, organizzazione e pensiero comune fanno la differenza, soprattutto per chi deve salvarsi”.
Cosa salva della gara d’esordio? “Finché abbiamo avuto le gambe per reggere loro ritmo si sono viste cose discrete. Sugli esterni c’era già idea di come non far lavorare l’Atalanta, mentre bisogna fare meglio in fase di possesso, tre dei quattro gol sono arrivati su palle perse in uscita. In ogni caso finché abbiamo avuto lucidità siamo riusciti a tenere testa a una delle prime sette del campionato. L’Atalanta però ci ha permesso di fare poco, nei primi 20 minuti ha tenuto un ritmo molto alto, noi invece non eravamo puliti tecnicamente e in questo modo abbiamo prestato il fianco. Con il passare dei minuti le cose sono andate peggio, abbiamo fatto solamente 90 minuti insieme in Coppa, ma non c’erano nemmeno tutti, per questo nel secondo tempo non siamo mai arrivati primi sulla palla, non eravamo lucidi ed era impossibile ribaltare l’azione”.“Resto convinto che la squadra sia attrezzata per la salvezza – ha concluso Longo -, i giocatori di esperienza servono ma non bastano da soli, il calcio è un gioco di squadra, serve creare un’identità che ad ora non abbiamo”.
Rob. Cap.
