Arpino – Gonfalone, meno infortuni e più sanzioni: che sia maschio ma leale

Irene Mizzoni
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Si è concluso “Il Gonfalone di Arpino”: come ogni anno e come in tutte le manifestazioni che coinvolgono migliaia di persone, tra protagonisti diretti dell’ evento, sostenitori, simpatizzanti ed ospiti curiosi, c’ è chi esulta per i risultati e quanti, di contro, rimangono delusi da come siano andati gli eventi.

Questa 48esima edizione è stata sicuramente “macchiata” da una spiacevole circostanza: l’infortunio di un atleta avvenuto durante la gara della “Corsa con la Carriola”. Andrea Quadrini, amichevolmente conosciuto come “Cambiopasso”, nelle precedenti edizioni ha conquistato ben 6 vittorie consecutive, dal 2012 al 2017, con tempi sempre migliori. Anche quest’ anno era il favorito, dato per vincente. Ma la vittoria non è mai scontata e, di fatto, pochi metri dopo la partenza si è verificato l’ incidente che lo ha messo “fuori combattimento”: un altro concorrente, tra l’ altro partito al comando, ha perso il controllo della carriola nel tentativo, presumibilmente, di difendere la sua posizione dall’ attacco di Cambiopasso che stava avanzando; si è sbilanciato troppo ed è andato a finire addosso ad Andrea che, trovandosi al centro della strada, ha provato a schivare l’ impatto portandosi sul lato opposto, senza però riuscirci: ormai stretto e chiuso, non avendo più spazio, Andrea si è letteralmente “schiacciato” su un’ altra carriola, rimanendo a terra. Immediatamente soccorso, mentre un lungo applauso “accompagnava” il passaggio dell’ ambulanza che lo aveva a bordo, “la lepre” è stato trasportato presso il nosocomio sorano dove gli è stata accertata la lussazione della spalla e, quindi, sottoposto alle necessarie terapie. All’ antagonista, piazzatosi quarto, una “punizione” per «comportamento antisportivo ed ostruzionistico», con la defalcazione di 3 punti rispetto ai 4 conquistati. Il provvedimento non è piaciuto al pubblico, considerato che l’ accaduto ha oltretutto pregiudicato l’ esito finale del Gonfalone. In questi giorni il popolo di facebook continua a puntare il dito contro l’ evento e sulla leggerezza della misura adottata. Ogni sport ha un suo regolamento, i giudici o gli arbitri che lo garantiscono, le penalizzazioni che si applicano alle scorrettezze. Anche il Gonfalone, seppur trattandosi di giochi popolari, ha un suo regolamento, dei giudici che ne accertano il rispetto e decidono le relative penalità in caso di irregolarità. I provvedimenti, che si stabiliscono in maniera imparziale, sono sicuramente condizionati dal rilievo che si attribuisce alla competizione stessa, alla gara sportiva che, per definizione, tale non è in quanto sono giochi popolari. Ed allora? Questa non è una sottile differenza ma un sostanziale distinguo. Che valore hanno i sacrifici, l’ impegno, le strategie, la concentrazione, il tempo che un “giocatore popolare” dedica ad allenarsi per “costruire” la sua gara? Quale è lo spirito giusto per affrontare i giorni del palio se la competizione, non essendo agonistica, viene “disciplinata” con moderato rigore? A quanto serve l’ indulgenza se demoralizza e mortifica gli stessi atleti, il loro ardore, le loro ambizioni? Un aspetto, forse poco considerato, è che “Il Gonfalone di Arpino” ha grande eco oltreconfine: tanti turisti francesi, inglesi, greci, scelgono di raggiungere la Terra di Cicerone proprio nei giorni dell’ evento, riportando a casa gallerie di foto e video che raccontano la manifestazione in tutte le sue sfaccettature. Nel 2005 un tifoso esce fuori dalle transenne ed “aggredisce” alle spalle uno staffettista che, avendo conquistato un notevole vantaggio, aveva rallentato dinanzi la sua curva: «finale movimentata» commenta lo speaker; nessuna sanzione applicata. Due anni dopo, nel 2007, la stessa persona, questa volta in veste di atleta, «spinge clamorosamente», in due distinte occasioni gli avversari: nessuna sanzione applicata. Per non parlare di quanti si avviano dietro la “Corsa degli Asini” tenendo il passo degli stessi animali, nonostante il divieto assoluto. Oppure quelli che si sporgono dalle transenne per incitare la gara, rischiando, soprattutto nel caso della “Corsa con la Cannata” di far perdere l’ equilibrio alle atlete. Non pare opportuno riportare video che testimoniano questi spiacevoli inconvenienti: ledono all’ immagine della manifestazione, dei quartieri e degli atleti. Il Gonfalone è ben altro. La foto allegata è quella di Andrea Cambiopasso Quadrini, un campione che quest’ anno non ha esultato: con l’ augurio che la prossima edizione torni in maniera serena a concorrere con il cuore che ci ha sempre messo, facendo battere altrettanto forte quello dei suoi sostenitori, all’ unisono. A lui oggi basti l’ affetto ed il calore che una comunità intera gli ha dimostrato, a prescindere dall’ appartenenza all’ una o all’ altro quartiere o contrada: la spontanea solidarietà per un grande primatista, fuoriclasse di una gara che, come tutte, richiede lo sforzo tipico di una prestazione atletica. I giochi popolari sono un passatempo. Sara Pacitto
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