(di Anna Ammanniti) La manifestazione dei cittadini anagnini e dei paesi limitrofi dello scorso 2 agosto continua a far discutere. Un grande evento, organizzato dal comitato Adesso Basta, a cui hanno partecipato più di 4 mila persone, impegnate in una marcia pacifica lungo il corso via Vittorio Emanuele.
La morte della signora Annamaria, avvenuta a seguito di uno shock anafilattico causato dalla puntura di un calabrone, ha scosso la comunità anagnina, privata di assistenza sanitaria, legata all’emergenza e all’urgenza. Una situazione difficile e preoccupante che abbraccia una popolazione di 80 mila persone, una grande città e un intero comprensorio senza un pronto soccorso, un popolo abbandonato dalla politica regionale e dalla burocrazia provinciale. Alla manifestazione del 2 agosto hanno partecipato, in rappresentanza delle nove città del comprensorio del nord Ciociaria, i politici locali, i loro sindaci, l’unico rappresentante regionale però è stato il deputato Loreto Marcelli, vice presidente della commissione sanità della Regione Lazio. Sono mancati alla marcia, ma anche nei giorni precedenti al 2 agosto e a quelli successivi i rappresentanti regionali, votati per andare al governo, Mauro Buschini e Sara Battisti. Un’assenza che lascia il segno nei cittadini anagnini e non solo, il politico è colui che ascolta le esigenze del popolo, anche se ritiene che siano sbagliate o imprecise, ma ascolta e va dal suo popolo. Nessuna telefonata, nessuna visita per informarsi ed accertarsi di cosa stia succedendo, eppure più di 4 mila persone che manifestano, lasciano riflettere. È di ieri l’unico riferimento pubblico a ciò che sta succedendo ad Anagni, da parte del consigliere regionale Mauro Buschini. L’onorevole ha evidenziato che la scelta di chiudere l’ospedale di Anagni risale alla Polverini e il sindaco di Anagni sta strumentalizzando la protesta, perché parla di riapertura dell’ospedale sapendo di chi sono le responsabilità della sua chiusura e non si può riaprire neanche un Pronto Soccorso, perché senza un ospedale a supporto non è possibile. “Natalia ha vinto le elezioni sulla faccenda dell’ospedale e io credo che prima che gli elettori si accorgano che ha promesso cose che non sono possibili ha cavalcato la protesta”. Tutto qui, non una presa di posizione non un’indicazione di qualsiasi tipo di interessamento alla questione, solo la ricerca dei colpevoli, ma i cittadini vogliono assistenza sanitaria e non importa granché il colore politico davanti alla tragica problematica. Renata Polverini ha chiuso l’ospedale di Anagni e non si può fare più niente, allora non si spiega la passerella in via Onorato Capo dell’onorevole Buschini, in occasione della campagna elettorale del 2014 quando, alla presenza di numerosissimi cittadini prometteva di far tornare la struttura bella, splendente e funzionante. E ancora la passarella nella campagna elettorale del 2018, quando ha avallato il programma elettorale del candidato sindaco PD Sandra Tagliaboschi, per la costruzione, di addirittura, un ospedale nuovo. Non si fanno promesse sapendo di non poterle mantenere, perché la Polverini ha chiuso l’ospedale e non c’è più niente da fare! La logica però dice che se la Polverini, governatore della Regione Lazio ha chiuso l’ospedale all’epoca, Nicola Zingaretti, ora governatore della Regione Lazio e anche commissario straordinario, se vuole, può riaprirlo, dando anche uno smacco alla politica di allora. Inutile pure scaricare il problema al Ministero, perché se la Regione Lazio avesse voluto risolvere la problematica, in ormai sei anni, avrebbe modificato i decreti di riferimento. Anna Ammanniti
