(di Ester Evangelisti) Fa caldo, tanto caldo e Frosinone sembra quasi una città fantasma. Le strade sono vuote, sopportano lo scalpitio dei soliti passi solo il sabato sera davanti ai soliti tre locali…non c’è iniziativa, non c’è nessuna attrazione. Fa caldo, tanto caldo e Frosinone sembra quasi, durante la settimana, una città abbandonata.
“No veniamo noi, tanto qui non c’è niente”. Tantissime volte le mie orecchie si sono riempiete di questa frase, tantissime volte le mie labbra l’hanno pronunciata: “qui non c’è niente”. Sì, qui non c’è niente e sotto il sole rovente d’agosto mi rendo conto di quanto siano vere. La mia città a questa e ormai ci ho fatto quasi il callo: è una città che si perde perché potrebbe fare molto ma dopo aver dato il minimo si ferma. È una città che ti invoglia di più a startene seduta davanti ai libri universitari piuttosto che ad uscire, perché dopo il trentesimo su e giù hai imparato a memoria anche la posizione di ogni singola crepa sui muri che ti sfilano davanti, perché non c’è niente per cui valga la pena uscire di casa alle sei del pomeriggio. La mia città è questa. È una città che, quando ero piccola, mi piaceva e che, oggi, mi sta stretta. E, purtroppo, non solo a me… La mia città è questa. È una “claustrofobica cittadina che chiamiamo casa”* perché ci sembra giusto che sia così, perché ci sembra impossibile che possa cambiare, adattarsi ai bisogni dei giovani, perché ci sembra scortese svegliarla, darle una scossa…una scossa necessaria e di cui ha un gran bisogno… Fa caldo, tanto caldo e Frosinone sembra una città abbandonata. Sfilo un libro dallo scaffale e scorro tutte le pagine fino all’ultima. Il profumo d’inchiostro mi colpisce, la ruvidezza dei fogli macchiati mi fa sorridere, poi, trovo ciò che cercavo: “C’è fame in te, Clark. C’è audacia, l’hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente. Non ti sto dicendo di buttarti da un grattacielo o di nuotare con le balene o cose di questo genere (anche se in cuor mio mi piacerebbe che lo facessi), ma di sfidare la vita. Metticela tutta. (…) Vivi bene. Semplicemente, vivi.”* Vivi. Ma come si fa in una città che sembra, ormai, spenta? Ester Evangelisti (*Tratto dal libro: “Io Prima Di Te”, Jojo Moyes)
