La morte assurda e tragica di Annamaria, deceduta in seguito la puntura di un calabrone, ha gettato la comunità e non solo, nella tristezza e rabbia, di vivere in una città con servizi sanitari di emergenza pari allo zero.
Antonio Necci, medico di famiglia e già consigliere comunale nella giunta Bassetta, attraverso una nota stampa esprime tutto il suo sdegno per una situazione al di fuori di ogni logica. “In qualità di cittadino di Anagni, di medico di famiglia, di coordinatore del gruppo civico medici e ambiente, esprimo il profondo disagio che scaturisce in tale luttuoso momento, dall’impossibilità reale di individuare un modo di conforto per la famiglia, tragicamente colpita. Sono indignato perché il mio urlo unitamente a quello dei miei colleghi contrari all’irrazionale, incosciente e deprecabile soppressione di un servizio sanitario nell’ambito dell’emergenza -urgenza, è stato soffocato, sono indignato perché l’urlo dei Medici di Medicina generale e dei nostri rappresentanti sindacali ,dello S.N.A.M.I. , circa l’iniquità nonché l’inutilità del P.A.T. e della sua sovrapposizione con l’attività di Medicina Generale esistente sul territorio, tante volte lanciato in ogni sede ed in ogni occasione da molti mesi a questa parte e fino a qualche ora fa è stato inascoltato. Sono indignato perché le persone di Anagni e del nord della provincia di Frosinone è stato abbandonato al proprio triste destino, in ambito sanitario ed ambientale. Sono indignato verso quei colleghi che ignorando i nostri motivati rifiuti contro il P.A.T. hanno dato fede a chi ha dichiarato che “nel presidio di Anagni non cambia nulla “. Sono indignato contro chi ad Anagni è venuto a millantare fuorvianti e fuori luogo trionfalismi sul mantenimento del P.P.I. ,mentre a Roma fa la stampella a chi ha voluto la soppressione del P.P.I. stesso ,in un gioco delle parti sulla vita dei cittadini. Sono indignato contro chi ha intavolato una inutile quanto contorta questione tra Organi istituzionali, in un vergognoso rimpallo di responsabilità sulla scellerata decisione di abolizione del P.P.I. .Chiedo scusa perché forse non mi sono reso sufficientemente comprensibile alla collettività anagnina nello spiegare i pericoli connessi alla spietatezza della scelta di trasformare un servizio di emergenza-urgenza, in un semplice ambulatorio di medicina generale. Chiedo scusa a tutti i familiari della sig.ra Anna Maria in particolare ,per non aver urlato in maniera più forte di coloro che hanno soffocato la realtà. Forse, si sarebbe potuto evitare la sciocchezza che ha decretato per Anagni la non considerazione dei codici rossi o gialli (indicatori di gravità) ,quasi a lasciar intendere che gli Anagnini avrebbero sempre goduto di ottima salute e senza rischio di eventi acuti fatali.” Anna Ammanniti
