(di Anna Ammanniti) Si fa confusione su un tema troppo importante, la sanità. Una buona sanità assicura una lunga vita, i servizi sanitari sono essenziali e vitali e come da Costituzione, il diritto alla salute, va tutelato.
Riepilogando: il Punto di Primo Intervento dell’ex presidio ospedaliero anagnino viene chiuso il 15 luglio. Viene chiuso dalla Asl di Frosinone, malgrado la Commissione Sanità regionale ne aveva fatto slittare la chiusura. La voce dei sindaci del territorio è rimasta inascoltata, i primi cittadini hanno cercato di tutelare la salute del proprio popolo. Un popolo formato da circa 80 mila utenti, scoperto totalmente da assistenza sanitaria. Un popolo che paga regolarmente le tasse, i servizi sanitari li paga, ma non si capisce bene il perché, non ne usufruisce. I sindaci della zona nord della Ciociaria giusto una settimana fa, hanno chiesto di stoppare la chiusura del PPI. Il Punto di Primo Intervento, nel territorio del nord provincia, non è sufficiente comunque sia ad affrontare le emergenze, il comprensorio necessita di un Pronto Soccorso, considerando che il primo utile si trova a Frosinone, quindi a circa 25 km e il secondo è collocato in provincia di Roma, Colleferro a 15 km. Queste distanze se parliamo di Anagni, diventano molti più chilometri se consideriamo Filettino, Piglio, Serrone., Fiuggi. Anagni è una cittadina inserita, come gran parte del comprensorio, nel Sito di Interesse Nazionale. Cosa vuol dire? Significa che è un territorio con alta percentuale di inquinamento. Come è noto a tutti, l’inquinamento genera malattie, parliamo di tumori e non di semplici raffreddori. Tumori, malattie respiratorie e circolatorie, inquinamento e servizio sanitario uguale a zero. Anagni è una cittadina inoltre che ospita numerose fabbriche, sette delle quali a Rischio Incidente Rilevante, senza contare il casello autostradale e la ferrovia. In caso di emergenze, di urgenza, dove deve sbattere la testa un cittadino per non perdere la vita? Domenica 15 luglio ad Anagni ha esordito il PAT, una sorta di ambulatorio con i medici di famiglia, un taglio niente male alla sanità. Un taglio ai servizi sanitari ma non ai costi, il PAT costa più di 38 euro all’ora, percepiti dal medico di famiglia di turno. Il PAT non salva la vita a nessuno, è una spesa inutile, la Regione Lazio dovrebbe aver fatto i calcoli. Ieri il sit – in dei cittadini coadiuvati dai politici rappresentanti dell’intero comprensorio, che decidono il modo con il quale condurre la battaglia per riottenere il sacro diritto alla salute. Questa mattina è stata depositata in Commissione Sanità, una risoluzione per chiedere al ministro della Sanità Grillo e al ministro dell’economia Tria, di apportare le opportune modifiche al Decreto Ministeriale 70, così da poter mantenere aperto il PPI ad Anagni e nei casi analoghi. ATTENZIONE però, il Decreto Ministeriale 70 è un “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” e non fa riferimenti, già di suo, ad alcuna chiusura dei Punti id Primo Intervento. Il Decreto Ministeriale offre delle linee guida alle regioni, non dice di chiudere i Punti di Primo Intervento, anzi specifica che in caso di esigenza, i PPI possono diventare Pronto Soccorso. Parla di potenziamento della rete di emergenza ed urgenza, ma da nessuna parte c ‘è scritto della chiusura dei PPI. Queste chiusure sono a discrezione delle regioni, dopo aver valutato se un territorio necessita o meno di potenziamenti. La risoluzione presentata in Commissione Sanità non è stata votata dalla Lega, Fratelli D’Italia e dal Movimento 5 Stelle. Si è gridato allo scandalo, ma la votazione non avrebbe cambiato nulla, perché nulla c’entra con la chiusura del PPI di Anagni. Nell’allegato 1 del Decreto 70, il 2.2 recita: I presidi ospedalieri di base, con bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti, sono strutture dotate di sede di Pronto Soccorso con la presenza di un numero limitato di specialita’ ad ampia diffusione territoriale.” Quindi quasi quasi sarebbe pure “obbligatorio” avere un Pronto Soccorso. Inoltre: “Il provvedimento regionale generale di cui all’articolo 1, comma 2, del presente decreto, stabilisce che, fermo restando che l’attivita’ assistenziale esercitata per conto del Servizio sanitario nazionale, viene annualmente programmata dalla regione”. I provvedimenti delle regioni devono tener conto di eventuali specificita’ del territorio regionale, documentate sulla base di criteri epidemiologici e di accessibilita’”. Quindi la chiusura del PPI di Anagni, come quella degli altri PPI della regione, sono stati programmati dalla regione stessa. Per concludere,l’art. 32 della Costituzione recita: “Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivita’, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” Anna Ammanniti
