Il tecnico del Frosinone, Moreno Longo, è tornato a parlare della promozione dei giallazzurri.
Ecco le sue dichiarazioni, rilasciate ai microfoni di La Gazzetta dello Sport. “Il 16 giugno? Era già per me una giornata speciale: riportare lo scudetto alla Primavera del Torino dopo 23 anni ha rappresentato una soddisfazione enorme. Adesso posso associare questa data a un altro evento fantastico: una promozione che corona un percorso straordinario e che sarà sempre da ricordare con piacere. E’ stata proprio una grande impresa. Più passano le ore e più mi rendo conto dell’importanza di quello che abbiamo fatto. Abbiamo avuto la forza di rialzarci dopo la partita con il Foggia e la promozione diretta sfumata nella stagione regolare. Lottare e vincere nei playoff con un coefficiente di difficoltà altissimo rende bene l’idea di quello che siamo riusciti a realizzare. Polemiche post gara con il Palermo? Chi ha visto la partita non può che avere una fotografia di un Frosinone che ha meritato la promozione sul campo. Nei 95 minuti credo che la mia squadra sia stata superiore. Detto questo il gesto del pallone buttato in campo è da censurare e da evitare. Non mi ero accorto da dove provenissero i palloni, ero rivolto verso il campo e davanti alla panchina, avevo perso la dinamica dell’accaduto. Comunque per quello che stavamo facendo in campo era davvero superfluo, eravamo pienamente nella partita e quel gesto non andava commesso. Festeggiamenti? Sono attimi da cogliere e godersi, ma non più di qualche giorno. Ora guardiamo alla prossima sfida, stiamo cercando di mettere a punto la strategia di rafforzamento della squadra. Sarò a Frosinone in questi giorni proprio per fare il punto: sono i numeri a dire che le neopromosse hanno bisogno di rinforzarsi per mantenere la categoria. Poi staccherò una settimana e sarà già tempo di tornare al lavoro: l’8 luglio riprendiamo. Sarò sempre a Frosinone? Innanzitutto devo avere rispetto e riconoscenza verso la società che mi ha dato una grande opportunità e al presidente Maurizio Stirpe che ha fatto molto per me. Non me la sarei sentita di fare altre valutazioni, al di là del fatto che la Serie A è talmente stimolante che tutti vorrebbero l’occasione di viverla in panchina. Sono orgoglioso delle scelte che ho fatto, della gavetta vera. Anche al Toro sono rientrato per meritocrazia, scalando un gradino alla volta, convincendo Comi, Bava e Benedetti del mio valore. Ne vado fiero. So quanti e quali siano i sacrifici, so quanto sia difficile cominciare dal basso. Quando allenavo i giovani il mio sogno era allenare i grandi. In B il sogno era arrivare in A. Il sogno adesso è confermarsi nella massima categoria. Se tornerò ad allenare il Torino? Non posso negare il mio legame granata, va al di là dell’aspetto lavorativo. Però devo essere sincero e concreto, sono concentrato esclusivamente sul mio percorso: cercare, tramite i risultati, di guadagnarmi opportunità sempre migliori. Il Torino ora è un’ipotesi remota e lo guardo da lontano. Tifo per Mazzarri, Cairo e Petrachi: meritano il massimo“. E.P.
