(di Anna Ammanniti) Anche nella tornata elettorale del 10 giugno scorso, ha vinto il partito del non voto, circa 4500 votanti hanno scelto di non recarsi alle urne, usare l’indifferenza piuttosto la protesta, attraverso il voto. Un calcio alla vita politica, un gesto che vuol significare: “Fate pure, tanto a noi non cambia niente!”
Beh triste come conclusione, ma i numeri parlano da soli, l’incremento dell’astensione parla da solo. Il voto è un diritto inviolabile e un dovere civico, tuttavia l’affluenza alle elezioni, anno dopo anno assume percentuali sempre più basse. C’è un alto valore dell’astensionismo e ci si chiede allora quali sono i motivi per cui la gente non va a votare, ma soprattutto perché il cittadino si dovrebbe recare alle urne? Sicuramente il principale motivo è la dimostrazione della totale sfiducia nei confronti della politica. Certamente il senso civico dovrebbe richiamare alla partecipazione della vita politica di tutti, ma è più forte la sfiducia nelle istituzioni e nei partiti. C’è un fallimento degli ideali politici, non c’è più quel senso di appartenenza ad una determinata ideologia, la gente inevitabilmente, stanca, si allontana. Il 10 giugno scorso alle urne si sono recati 13.025 votanti, il 74% degli aventi diritto, il candidato sindaco più votato, Daniele Natalia, ha preso un 40% scarso, rendendo necessaria una seconda tornata elettorale, per scegliere gli amministratori futuri. Le previsioni per il ballottaggio sono ancora più drastiche. Si contenderanno la guida di Palazzo D’Iseo due forze politiche, una dichiaratamente di centro destra, guidata da Natalia, l’altra prevalentemente civica, ma con tendenza più verso il centro destra, guardando i candidati consiglieri, guidata da Daniele Tasca. I cittadini che non si riconoscono in quei valori e principi, sceglieranno ancora di più l’astensionismo o eserciteranno comunque il diritto al voto? In questi giorni il clima in città si è ancora di più riscaldato, riunioni a go go con le diverse forze politiche, per cercare punti convergenti per far confluire i voti una coalizione o nell’altra. Secondo un ragionamento logico, favorito al governo cittadino sembrerebbe essere l’avvocato Daniele Natalia. Il centro sinistra sembrerebbe essere unito a non votare la coalizione Anagni Terra Nostra del funzionario regionale Daniele Tasca, per diversi motivi. Il primo perché i loro ideali di democrazia andrebbero a sbattere contro l’ideologia di Casapound, inevitabile e impossibile pensare alla coalizione di Tasca, senza fare riferimenti al partito della tartaruga. La realtà oggettiva dice questo, anche se la coalizione è composta da quattro liste civiche su cinque e lo stesso Daniele Tasca appare come un valido e serio candidato. Un motivo in più riguarda l’ex candidato sindaco Nello Di Giulio, di Anagni Cambia Anagni, in caso di vittoria di Daniele Tasca, lui non entrerebbe in consiglio comunale. Perché a quel punto spetterebbero quattro consiglieri della coalizione di Natalia, uno al Movimento Cinque Stelle e l’altro al Partito Democratico. I pentestellati hanno dichiarato che loro non entreranno in accordo politico con nessuna delle due coalizioni, lasciando liberi i loro elettori di decidere. La Sinistra Italiana di Viviana Cacciatori, presumibilmente non preferirà l’estremismo di destra, mentre San Bartolomeo è stata la zona di Anagni che ha dato maggior consenso a Natalia. L’ipotesi più quotata resterebbe però l’astensionismo. Accordi sulla carta con gli ex candidati sindaci sembrerebbero non esserci, le coalizioni sono già ricche di candidati e le poltrone degli assessorati restano sempre e solo cinque. Ci saranno altri tipi di accordi? Sicuramente il nuovo sindaco di Anagni si chiamerà Daniele, non ci resta da attendere per conoscere il cognome. Anna Ammanniti
