(di Alessandro Andrelli) “Beati monoculi in terra caecorum (nella terra dei cechi beati coloro che hanno un occhio solo)”. Il famoso proverbio latino, significando che lì dove le condizioni generali sono pessime la mediocrità finisce con l’apparire soddisfacente, descrive appieno la realtà sorana attuale.
Dopo due anni di auto-proclami inesistenti, di promesse non mantenute e di una città abbandonata a se stessa tra incuria, sporcizia ed una macchina amministrativa allo sbando, il consigliere delegato alle manutenzioni ed al decoro, Lino Caschera, riesce finalmente a riattivare la fontana della stazione. Viene ripulita la vasca, tolta l’erba che stava soffocando i fiorellini (piantati tempo fa ed abbandonati) e fatti rifunzionare gli spruzzi. È standing ovation da parte dei “De Donatis boys” ed al contempo è acclamazione indiscussa della più assoluta mediocrità politica! A dire la verità, oramai nel difendere l’indifendibile è rimasta meno di una manciata di persone tra politici, sostenitori e dipendenti comunali (possono farlo scrivendo su facebook? Ci sembra di ricordare che l’ex segretario generale Scarsella, durante il “corso del terrore” (leggi qui) aveva detto “assolutamente no!”), perché tutti gli altri non possono negare la “giungla” presente qualche metro più avanti in via XX Settembre ed ovunque in città, l’abbandono totale di Sora in ogni suo aspetto ed il crollo dell’attività comunale. E così mentre la maggioranza si pavoneggia per la messa in funzione (dopo due anni!) di una fontana e per il progetto di mobilità garantita (è stato fatto anche in passato!) la gente urla in ogni modo il disagio quotidiano che è costretta a subire e ride, per non piangere, di fronte all’ennesimo strafalcione amministrativo presente sull’albo. Mai si è visto il Comune di Sora così in basso, tanto da essere costretto a correggere un atto dopo l’altro. Ultimo errore, ma solo in ordine temporale, il decreto di nomina del nuovo segretario. Indispensabile anche qui la rettifica mentre i sorani restano attoniti di fronte ad un’accettazione che si riferisce ancora all’atto sbagliato. Era questa l’organizzazione di cui Sora aveva tanto bisogno? Era questo il miglioramento sbandierato dall’allora neo sindaco? Era questo per cui la città doveva mostrarsi pronta? Assolutamente no! Di fronte a tanta evidenza, De Donatis ed il gruppo della maggioranza che conta sembrano voler tornare indietro. E così, dopo 24 mesi si ricomincia (con due consiglieri in meno a favore ed una città completamente contro, in cui si è distrutto tutto quello che si poteva distruggere) e si riparte da capo con la riorganizzazione, pensando di “riabilitare” la “funzionalità”. Povera Sora, davvero povera Sora! E mentre De Donatis, sbagliando anche una citazione latina (giusto per essere sicuro di non “azzeccare” nulla!), frena l’ennesima iniziativa dei volontari disposti a pulire anche le sponde del fiume Liri pur di non vederlo così, a noi non può far altro che venire in mente, tra il riso ed il pianto, un passo tratto dal famoso romanzo “Il giorno della civetta” di Sciascia: «Io – proseguì poi don Mariano- ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, …, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, … e i quaquaraquà… che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…». Affondata la piattaforma e ridicolizzato l’acquario, a Sora, forse sono rimaste soltanto le pozzanghere ed i quaquaraquà! Alessandro Andrelli
