Nella mattinata di ieri il Liceo Classico di Frosinone ha ricordato Norberto Turriziani.
Gli alunni della classe IIC dell’istituto, accompagnati dalla Professoressa Margherita Marini, hanno lasciato sotto l’imponente statua di Norberto Turriziani dei fiori azzurri. Fiori per tener sempre presente che nei ricordi non si muore mai. Ricordare. Ricordare è importante. Che sia con un fiore smosso dal vento o seccato dai raggi caldi del sole, che sia con le parole, con i piccoli pensieri…ricordare non lascia svanire nel buio, non lascia soccombere il rumore forte della vita al silenzio, non lascia morire mai. Nella giornata di ieri il sole ha accarezzato la città di Frosinone dopo lunghi pomeriggi di pioggia, e ha scaldato con forza le spalle dei ragazzi dell’istituto Norberto Turriziani; ragazzi che con calma e un mazzo di fiori stretto tra le mani giovani, sempre sfiorate dal prurito forte dei sogni, hanno attraversato le stradine di Frosinone per salutare quel ragazzo che per la sua terra ha combattuto, che per la sua terra non ha risparmiato nemmeno la sua giovane vita. Ecco, è proprio questo che hanno fatto ieri i ragazzi del Liceo Classico di Frosinone: non hanno ricordato un nome, ma hanno ricordato la vita di un ragazzo, di tutti quei ragazzi che sporchi di fango, con il terrore a dipingere gli occhi ancora troppo giovani, hanno visto volare via i loro sogni. Stretti nelle trincee, senza quell’involucro sicuro che oggi copre, protegge la nostra società, hanno lasciato volare via i loro sogni, la loro vita, e chissà quale paura hanno provato nel veder cambiare il colore di quel cielo amico che da azzurro iniziava a diventare grigio e poi nero. Chissà quale paura li ha attaccati nel sentire le labbra pronunciare senza fiato la parola ‘mamma’, la parola ‘casa’, perché anche quando si è forti, si è uomini, non è mai da deboli pensare di voler tornare a casa, di voler chiudere gli occhi stretti dal calore di quelle quattro mura che raccontano la normalità. Ricordare è importante, serve a non lasciar morire, a non lasciare al buio la possibilità di inghiottire nella sua oscurità tutti i sogni di quei ragazzi che, per dare a noi la possibilità di crearne altri, sotto questo cielo azzurro sono caduti, hanno lasciato scivolare via dalle mani fredde e stanche la vita insieme a quella paura che s’attacca stretta ai vestiti macchiati dal fango, dal sudore e dal sangue, e che solo guardando il cielo immenso, solo respirandolo per l’ultima volta, hanno smesso di sentire un po’.
Ester Evangelisti


