EDITORIALE – Il Frosinone ha perso il treno…ma non bisogna smettere di crederci

Elena Picchi
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Avete presente quando arrivate tardi alla stazione, il treno è già sul binario e voi iniziate a correre per cercare di salire?

Il treno miracolosamente aspetta, è lì, con le porte aperte ad attendere solo voi, ma poi una volta arrivati sulla banchina, un’idea improvvisa vi passa per la testa. Lasciate che le porte si richiudano. Il treno parte da solo. E voi continuate a guardarlo andare via, sapendo che magari quello, proprio quel treno, potrebbe essere stato l’ultimo. Nient’altro che questo è accaduto ieri sera. Il Frosinone aveva avuto un enorme regalo dal destino. Solo una vittoria, una, in casa, davanti a quasi 16300 spettatori in festa, arrivati da ogni dove, sarebbe bastata per scrivere un altro importante pezzo di storia di questa squadra. Di questa società. Di questa città. Di questa Terra. Invece no. Sappiamo tutti come è finita. Ho ancora negli occhi le immagini di lacrime, imprecazioni, sguardi increduli, pugni ai muri. Perché, nonostante il calcio sia solo un gioco, per questa Provincia il calcio è molto di più. Riscatto. Evasione. Vanto. Orgoglio. Amore. Floriano all’89 minuto ci ha svegliati da un sogno. Ma sapete che vi dico? Per quanto ora la colpa possa essere data al Foggia, al rigore sbagliato di Gilardino, alle gufate dei palermitani…c’è da riconoscere che se ognuno è artefice del proprio destino nel successo, lo è anche nell’insuccesso. L’unica cosa da fare, pur difficile che sia, è non smettere di crederci. Certo. Sarà dura. Se non ce l’abbiamo fatta ieri sera, direte voi, perché dovremmo farcela contro il Cittadella o contro il Bari? Arrendersi, però, sarebbe un errore. Non resta che lottare. Per noi. Per la squadra che, se abbandonata, non sarebbe in grado di continuare il percorso. Per i colori giallazzurri. In tempi duri bisogna avere sogni duri. Se ci daremo da fare, tutti insieme, vedrete, si avvereranno.   Elena Picchi
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