(di Alessandro Redirossi) Una candelina e mezza che forse non verranno spente, oltre 2 milioni di euro in ballo e una storia che non nasconde contorni tragicomici. Assume tinte grottesche la vicenda del Viadotto Biondi di Frosinone. La strada di collegamento fra la parte bassa e quella alta della città tagliata in due nel lontano marzo 2013 da una frana.
I lavori per il ripristino dell’infrastruttura e la sua riapertura al traffico competono alla Regione Lazio. Che però ha messo in campo tempi elefantiaci. Forse perché la voce di Frosinone – periferia dell’Impero – arriva fioca fioca nelle stanze di Zingaretti a Roma. In questi cinque anni dopo studi, riunioni, progetti, incarichi da decine di migliaia di euro la situazione sul versante non è cambiata. E’ solo all’alba del 2016 (3 anni dopo) che prende forma in Regione la gara di appalto per i lavori relativi al ripristino del Viadotto. Le prime ditte iniziano a presentare la propria candidatura. Il Comune, intanto, già dal 2014 inizia a ipotizzare di metterci una “toppa”: il ponte militare Bailey per scavalcare la frana e riaprire provvisoriamente il traffico in attesa del cantiere regionale. Anche qui si va per le lunghe. Una gara comunale da rifare e gli interventi che arrivano solo a fine 2016. Manca qualche mese alle elezioni comunali e l’atteso nastro è tagliato. L’operazione costa alle casse comunali (e quindi ai frusinati) circa 700mila euro. Il ponte Bailey è operativo a quasi 4 anni dalla frana. Non proprio il massimo per una soluzione di emergenza e provvisoria. Tanto che, nemmeno il tempo per le prime auto di circolare a senso unico alternato sul ponte militare, che a inizio 2017 la Regione aggiudica i lavori definitivi per ricostruire quella stessa area franata. Meglio tardi che mai, si direbbe. A settembre 2017, quando il ponte provvisorio comunale non ha nemmeno un anno, parte il cantiere regionale da 1,3 milioni di euro. Dopo pochi mesi ci sono le elezioni regionali. Da febbraio di quest’anno la Regione inizia ad avvertire il Comune: entro il 16 aprile il ponte provvisorio va tolto per ricostruire definitivamente l’area del Viadotto franata. Ma il ponte è ancora lì. Quindi la Regione sollecita la rimozione urgente, sottolineando che per eventuali ritardi sul cantiere potrebbe poi attivarsi una verifica delle responsabilità. Due qui i paradossi. Da una parte la Regione che si lamenta dei ritardi – dopo 5 anni di attesa per i lavori sul Viadotto – assomiglia alla storiella del bue e dell’asino. Dall’altra il Comune, a cui la rimozione immediata del ponte converrebbe (paga 50mila euro a semestre di noleggio per tenerlo lì), ancora non procede. Ora è attesa trepidante per il finale di questa storia. Un ponte provvisorio, che rischia di non spegnere la candelina del suo primo anno e mezzo, è costato 700mila euro ai frusinati. La Regione preme per rimuoverlo e riaprire definitivamente il Viadotto 5 anni dopo. L’amministrazione comunale spera di avere qualcosa indietro da Roma visto che, nel realizzare il ponte Bailey, ha creato alcune strutture che tornano utili all’intervento definitivo regionale. Se fra il 2013 e il 2016 la frana del Viadotto viveva un senso di solitudine (viaggiavano balle di fieno stile far west), ora è in nutrita compagnia, con tanto di tiro alla fune fra Comune e Regione. Se avessero dialogato al meglio, forse, ci saremmo risparmiati questa grottesca storiella. E magari pure qualche soldino. Alessandro Redirossi
