(di Irene Mizzoni) Avrei voluto visitare la mostra permanente dedicata all’architetto sorano Antonio Valente. Uno degli spazi del Museo cittadino, a piazza Mayer Ross, è destinato a raccogliere un vero tesoro. Purtroppo ho scoperto che quella mostra non esiste ancora. I locali sono vuoti, chiusi a chiave. E il tesoro del maestro Antonio Valente è un miraggio. I tentativi di allestire la mostra e l’archivio documentale e aprire al flusso certo massiccio di visitatori, scolaresche e di studiosi, s’infrangono dinanzi alla porta – chiusa – dell’Assessorato alla Cultura del Comune. Il perché è un mistero. Sindaco e assessore pare tentino di assumere il ruolo di mecenati ma, a quanto pare, le regole non sarebbero uguali per tutti.

Grazie all’opera del
professor Antonio Mantova – questa è la realtà –
la città di Sora potrebbe vantare la “proprietà” di centinaia di documenti originali fra bozzetti, progetti, quadri; addirittura il mobilio dello studio del Maestro, il prezioso diario, numerosi oggetti, libri e molto, molto altro.
La vedova del maestro Valente,
la signora Maddalena Del Favero, avrebbe voluto donare alla città natale di suo marito le preziose testimonianze, così che Sora ne custodisse il valore e ne facesse vanto.
E’ grazie alla signora Maddalena Del Favero Valente che Sora e l’intera provincia di Frosinone possono riappropriarsi della consapevolezza del genio di Antonio Valente. Maddalena per anni ha portato avanti un continuo e amorevole lavoro di diffusione dell’opera del suo architetto,
tra i più celebri
scenotecnici mai esistiti. Ma non solo.
Egli è uno dei nomi più noti nella storia dell’architettura italiana del secolo scorso, contraddistinguendosi anche in molte discipline dell’arte e della tecnica. Ha progettato all’incirca 120 teatri sparsi in tutta Italia, ha progettato centinaia di ville, studi cinematografici. I suoi bozzetti di costumi da scena sono meravigliosi. Antonio Valente è l’ideatore del carro dei tespi. In sostanza:
al netto delle idee politiche, Antonio Valente è Genio. Innovatore. Sorano.
Sora negli anni gli ha dedicato il Liceo Artistico, un Parco. Perché ora non concedergli anche tre o quattro locali del museo da dove poter mostrare al mondo parte del lavoro del Maestro?
Alla base, evidentemente, c’è una volontà e qualcosa non quadra.
La Cultura non è solo conservatorio,
l’assessorato non un mero cappellificio (
leggi il nostro articolo). In caso contrario, il parere di molti è uno solo: meglio darsi all’ippica – o al golf – che all’Arte!