(di Anna Ammanniti) Sandra Tagliaboschi, alle prossime elezioni comunali, è il candidato a sindaco del Partito Democratico. Anagni è una città che non ha bisogno di proclami, ma di interventi piccoli e significativi, per migliorare la qualità della vita.
Sandra Tagliaboschi, 48 anni, insegnante, sposata, madre di una adolescente, impegnata nel volontariato, nel sindacato, nell’associazionismo e negli organi elettivi scolastici, ha respirato politica sin da piccola. Il nonno paterno è ricordato in paese per essere stato uno dei primi iscritti nei movimenti politici del secondo dopoguerra e la sua famiglia è stata sempre al servizio della politica e delle istituzioni. È un consigliere comunale uscente: alla sua prima esperienza elettorale, nel 2014, è stata la più votata in assoluto e in amministrazione si è occupata di trasporti pubblici e commercio. Quando e perché ha deciso la sua candidatura a sindaco? La mia candidatura è maturata all’interno del Partito Democratico, in seno al suo direttivo. Mi è stata chiesta la disponibilità a ricoprire questo impegnativo incarico e quando si sta dentro un partito con convinzione non ci si può sottrarre, ci si deve mettere a disposizione della politica, ma soprattutto della città, con spirito di servizio. Nel caso di vittoria, quale sarà l’argomento che affronterà prima di tutto? In caso di vittoria, prima di tutto bisognerà ripartire dai bisogni ordinari della città: decoro, pulizia, cura delle strade e del verde pubblico, servizi essenziali nelle periferie. Non è necessario fare proclami, che spesso rimangono irrealizzati: Anagni ha bisogno subito di interventi piccoli, ma significativi, che migliorino la qualità della vita. I progetti più ambiziosi saranno studiati con tutta la squadra di governo in un’ottica di sviluppo generale, soprattutto nei settori nevralgici del turismo, del commercio e dei lavori pubblici. Ormai le casse comunali, a livello nazionale, sono molto più povere rispetto al passato, esistono “alternative” per mettere lo stesso in campo i tanti progetti? Le casse comunali sono sempre sofferenti perché crescono i bisogni della collettività. Possiamo dire, con orgoglio, che grazie al nostro rappresentante nell’ultima Giunta, è stato portato a compimento un importante percorso di risanamento finanziario. Questo non espone l’Ente a situazioni emergenziali, ma non basta. Bisognerà studiare progetti finanziabili con fondi alternativi a quelli comunali, come quelli europei, ma sarà necessario anche mettere in campo una politica finanziaria all’insegna dell’oculatezza. Anagni di cosa ha bisogno in questo momento, cosa manca alla città? Alla città, in questo momento, manca soprattutto la visione di quello che Anagni deve diventare, che tipo di comunità deve essere. Fino a qualche anno fa, data la sua florida industrializzazione, sono state trascurate fonti di ricchezza naturali come il turismo, l’agricoltura, il commercio e i loro indotti. Bisogna ripartire da qui. Quale è la proposta che vi differenzia dalla vecchia politica? Non penso che si possa dire vecchia e nuova politica, parlerei piuttosto di buona e cattiva politica. La buona politica è quella che si pratica mettendosi all’ascolto dei bisogni dei cittadini, impegnandosi per assecondarli e senza promettere quello che non si può mantenere. La nostra campagna elettorale sarà caratterizzata proprio da questo: non facciamo promesse, garantiamo soltanto il nostro impegno. Anna Ammanniti
