(di Alessandro Redirossi) “Quando piove, sui poveri piovono pietre”. Il proverbio inglese che ispira una sontuosa pellicola di Ken Loach racconta anche un po’ del Campanile di Frosinone.
Sulle casse comunali del capoluogo ciociaro piove da anni. L’amministrazione Ottaviani, in carica da ormai 6 anni, è sin dal principio alle prese con la procedura di riequilibrio per rientrare dal “debito ereditato da altre amministrazioni”.
Questo il mantra del primo quinquennio e oltre. Per quel “debito” gli eventuali responsabili di una gestione discutibile non hanno pagato. Non se ne sanno con certezza nemmeno i nomi. A pagare sono stati invece i cittadini. In questi anni i tagli sui servizi si sono accompagnati ai rincari per i frusinati: sono salite le tariffe per la mensa scolastica (fra le più alte in Italia), scuolabus e asili nido. Intanto, negli uffici comunali si continua ancora a spendere sopra la media di altre città su alcune voci. Lo dice il Dup 2018-2020 approvato dalla Giunta e passato al vaglio del Consiglio comunale.
Sui “beni e i materiali di consumo” (voce che può andare dagli attrezzi per le manutenzioni a mobili e attrezzature per gli uffici comunali) Frosinone ha speso 25,3 euro a frusinate nel 2016. Il doppio di quanto avviene in media nel Lazio, in Comuni simili (15,7 euro a residente). Sulle utenze per canoni di energia elettrica i frusinati pagano 10 euro in più a testa rispetto alla media laziale. Utenze che – si suggerisce nella relazione – potrebbero essere chiuse negli immobili non utilizzati. Ottima intuizione, Watson! Non si scherza neanche sulle spese per telefonia o riscaldamenti in uffici e strutture comunali: costi che incidono su un frusinate il triplo rispetto a quanto succede in media nel Lazio. E così via.
Quali soluzioni ipotizza il Dup per eliminare criticità di questo tipo? Privatizzazioni, aumento delle tariffe per i cittadini, tagli sul contributo comunale per alcuni servizi. Si razionalizza, dunque, con la teoria del cetriolo? Il Comune spende troppo per utenze, contenziosi, riscaldamenti, assicurazioni, elettricità. E i cittadini devono sborsare più quattrini (tramite l’aumento delle tariffe) per servizi a domanda individuale sempre più a rischio tagli. Negli ultimi mesi due tentativi (uno riuscito e uno no). A marzo la Giunta Ottaviani vota un aumento clamoroso delle tariffe per l’assistenza domiciliare. Tariffe orarie doppie (e in qualche caso triple) per le famiglie. La stampa ne parla. Si mobilitano i parenti di anziani e disabili che usufruiscono dell’assistenza. In Giunta emergono spaccature. Alla fine la delibera viene (per il momento) ritirata, solo a furor di popolo. Poi le tariffe per gli impianti sportivi. La Giunta Ottaviani con una delibera sancisce l’aumento. All’ex Campo Coni per andare a fare una sgambata prima si pagavano 40 euro l’anno. Ora 10 euro al mese, compresi i bambini. Che lì non fanno nemmeno la doccia di solito. Se vai per 12 mesi, sono 120 euro l’anno. Il triplo rispetto al 2017. Dopo le polemiche la Giunta ritocca la delibera, annunciando la rimodulazione di esenzioni in base a reddito e fasce Isee. Ma, in linea generale, gli aumenti sull’impianto comunale rimangono. “Andate a vedere in Emilia o in Toscana, le tariffe qui sono in linea” spiega il sindaco Ottaviani in Consiglio comunale. Prima di andare in Emilia e in Toscana, siamo andati a fare un giro all’ex Campo Coni comunale di Frosinone. Spogliatoi danneggiati, buche sulla pista di atletica. Margherite su quella del salto in lungo. In Emilia o Toscana (dove i portafogli delle famiglie hanno ben altro spessore) il rapporto qualità/prezzo è lo stesso? Fuori dal cancello, a fianco alla comunicazione sugli aumenti, un cartello sgrammaticato: “Doccie(sic!) non funzionanti di acqua calda”. Forse al posto dell’acqua pioveranno pietre. Sempre per i soliti.
Alessandro Redirossi
