Sora – Al comune la Cultura è col cappello, il metodo Stanislavskij non funziona

Irene Mizzoni
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(di Irene Mizzoni) Quando ci si attribuisce meriti per un lavoro fatto da altri, e dunque il lavoro di uno diventa dell’altro, si dice “mettere il cappello”. Ecco, il Comune di Sora “ci ha messo il cappello”. Lo ha fatto con la manifestazione/mostra d’arte cinematografica “Vittorio De Sica”.

Ci hanno lavorato professionisti e appassionati sorani. Loro lo hanno chiesto con forza, mettendoci grande impegno e oggi, col supporto dell’Università di Cassino, dell’Ente Provincia, della Banca del Cassinate e poi del Comune, l’iniziativa si farà. Sapendo quanto impegno è stato profuso, quale la battaglia portata avanti da lodevoli professionisti sorani, viene da sorridere amaramente di fronte ad una conferenza stampa dove gli attori principali sono coloro che “mettono il cappello”, cioè i rappresentanti del comune volsco. “Attori” che rispolverando il metodo Stanislavskij (alla base dell’arte dell’attore c’è l’immedesimazione) recitano a soggetto. Non è la prima volta che accade. E’ una ingiustizia dare così poco spazio a loro, nominarli appena durante la conferenza di presentazione. E’ una ingiustizia concedere a loro solo le ultime righe di un comunicato stampa. Peccato. Grazie a loro abbiamo molta più memoria, pensate all’archivio Valente o all’apertura, seppur occasionale, della casa di De Sica. Grazie a loro abbiamo cortometraggi, libri, opere teatrali. Grazie a loro abbiamo cultura sorana. Il cappello a loro non si toglie.
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