Con l’arrivo della primavera è iniziata anche la “caccia” agli asparagi. Nell’hinterland arpinate tale attività è favorita dalla vasta estensione del sottobosco.
Non tutti sanno, però, che la raccolta indiscriminata dei prodotti che ci offrono macchie e selve, modifica l’equilibrio naturale dell’habitat, con possibilità di causare danni di incalcolabile gravità, spesso irreparabili e, nella migliore delle ipotesi, ci vuole molto tempo per il ripristino. Il criterio descritto viene sancito da un preciso ordinamento regionale, che disciplina la coglitura dei prodotti del sottobosco per agevolarne l’incremento delle specie viventi e la conservazione del patrimonio ambientale. Oltre che per la raccolta, sono in vigore anche le normative per la commercializzazione, ed il territorio del comune di Arpino, in entrambi i casi, non ne è escluso. Esiste un regolamento e deve essere fatto rispettare, almeno così dovrebbe essere!
Sono settimane che, sul tratto in cui via Giuseppe Cesari si affaccia su piazzale Pasquale Rotondi, gruppi di extracomunitari praticano indisturbati la vendita di asparagi, creando intralcio al transito pedonale ed al traffico stradale, considerando che spesso i clienti sostano sulla carreggiata viabile. Inoltre, sull’area interessata, alla fine del loro esercizio, gli improvvisati commercianti abbandonano bottiglie di plastica, lattine, contenitori e cartacce.
Alla cittadinanza piacerebbe sapere se lo spazio pubblico in questione è stato riconosciuto ed attribuito per la vendita ambulante e se i “venditori” siano in possesso delle regolari licenze, sia per la raccolta che per il commercio, senza voler entrare in merito alla profilassi igienico/sanitaria.
Possibile che gli agenti della Polizia Locale, di ogni ordine e grado, spesso accompagnati dalla stessa comandante di reparto, nell’espletamento degli abitudinari “blitz” per il controllo della sosta a pagamento, non si siano mai interessati all’increscioso mercatino? Gli accertamenti sulle vendite irregolari sono dovuti anche per tutelare coloro che osservano le norme sul commercio e pagano regolarmente le tasse previste. Eventuali sanzioni? È prevedibile che nessuno mai le pagherebbe, a meno che non vengano individuati e chiamati in causa i “gestori” dell’ accoglienza, ai quali gli extracomunitari in questione sono affidati. E se la vendita abusiva avvenisse su commissione? In tal caso il reato andrebbe oltre la speculazione finanziaria.
Lo scritto non intende bandire polemiche sterili ed arbitrali connesse alla discriminazione, all’intolleranza o, di contro, all’integrazione ed al buonismo. Avendo messo la vicenda sotto i riflettori, ci si aspetta un intervento immediato e risoluto da parte delle autorità rispetto alle infrazioni esposte: per non lasciar pensare alla cittadinanza che il paese di Arpino sia stretto nella morsa dell’ indifferenza e dell’ inerzia, a vantaggio della più sconveniente anarchia.
Sara Pacitto
