(di Irene Mizzoni) Sono sparite. Un pezzo alla volta. Uscite di casa e percorrete il lungoliri a piedi. Sì, proprio in centro. Guardate il muraglione, ma anche i muretti della scuole. Stropicciatevi gli occhi. Riguardate con calma. E’ tutto vero. Qualcuno ci sta derubando. Pregiati e costosi pezzi di marmo. Ma non solo. Qualcuno ci sta rubando la bellezza.
In pochi se ne sono accorti. Furti così sono noti a chi ha studiato storia, le arti…l’architettura. Le spoliazioni nel Medioevo, il marmo preso dal Colosseo e così via. Di esempi ce ne sono molti. Il marmo sorano non è dei più pregiati, però è costoso. Oggi difficilmente nel pubblico si utilizzano materiali del genere dovendo contenere le spese. E’ lo stesso marmo che va bene per pavimenti, caminetti, piccoli viali di case private. Nell’antica Roma esistevano le calcare che per secoli hanno trasformato il marmo in calce. Insomma, l’utilizzo è assicurato. E se qualcuno che se ne intende avesse messo gli occhi e lo scalpello per prendere – gratis – il marmo di Sora? L’idea non è stramba. Del resto i pezzi che mancano sono quelli presumibilmente migliori, quelli puliti, senza scritte. E poi se fossero caduti da soli, avremmo residui sparsi qua e là. Il dubbio però, è giusto lasciarlo sempre, almeno fino a quando questo mistero non verrà risolto. Se dovessimo scrivere un libro giallo su questo strano caso, sceglieremmo come protagonista-detective, un professionista della materia. A lui il compito di capire dove è finita la bellezza di Sora. Senza dubbio dovrebbe essere uno che la pensasse come il maestro Renzo Piano, della serie “la bellezza cambia il mondo e lo cambia una persona alla volta”. Dunque, dovrebbe essere uno che alla città ci tiene davvero e che sapesse ben dialogare tra ingegno e materia. Ovviamente dovrebbe essere uno importante, conosciuto. Avete capito di chi stiamo parlando? Mentre riflettete, eccovi le immagini:


