6 aprile: non è solo una data, è un simbolo, è un ricordo schiacciante di chi ha provato un grande dolore. E’ un dolore che si risveglia ogni anno nell’avvicinarsi di questo giorno.
6 aprile è la terra che trema, è l’odore secco di polvere. 6 aprile sono le urla di paura, le grida di aiuto. 6 aprile è il freddo di una notte ed il fuoco acceso per scaldarsi. 6 aprile è morte, distruzione, paura, sgomento, incredulità. Sono passati ormai nove anni dalle 3.32 della notte del 6 aprile 2009 quando una forte scossa di terremoto colpì la città de L’Aquila, distruggendo un paese intero e provocando la morte di 309 persone. Nessuno potrà mai dimenticare quello che è stato, perchè il terremoto del 6 aprile ha scosso l’anima dell’intera nazione. Ha riportato la consapevolezza dell’effimera consistenza dell’essere umano dinanzi alla natura. Tra mille difficoltà, L’Aquila sta provando a rialzarsi. Oggi è una città ancora profondamente ferita ma viva e desiderosa di tornare alla sua storica bellezza. Le 309 persone, uomini, donne e bambini, che hanno perso la vita in quel tragico evento, però, non ci sono più. Resta solo il dolore della perdita per i familiari e gli amici. Nessuno li dimenticherà e per questo anche la città di Sora vuole ricordare le vittime sorane: Marco Alviani ed Armando Cristiani. Venerdì 6 aprile 2018, alle ore 9.30, presso il Cimitero Comunale, saranno deposte delle composizioni floreali sulle tombe dei due studenti universitari. Saranno presenti, oltre al Primo Cittadino, le famiglie Alviani e Cristiani, le autorità e le associazioni cittadine. Sabato 7 aprile, inoltre, la famiglia Alviani ricorderà il caro Marco con una santa messa, alle ore 18.30, nella Chiesa di Santo Spirito. M.F.
