Sora – Omaggio a Molière, paese che vai Tartufo che trovi

Irene Mizzoni
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(di Irene Mizzoni) L’abito è sempre scuro. Il volto quello del devoto. Lo tradisce il guizzo dell’occhio che si riscontra in chi sembra sempre sentirsi ad un passo dall’essere scoperto.

Cosa cela il fidato del sindaco re? E’ la sua alta, altissima cultura ad elevarlo ad un palmo da terra, sprezzante della mediocrità degli uomini, oppure è la reincarnazione del Tartufo figlio di Molière? Bisognerebbe chiederlo al supremo detentore-assessore della Cultura. Lui sì che saprebbe illuminarci. Lui che oggi esulta per l’accordo raggiunto col Conservatorio di Musica, ma che non risulta aver battuto ciglio quando si condannava a morte l’Università. Pro cultura, pro cultura! Indisposto l’acculturato, lo si potrebbe domandare al delegato ai lavori pubblici. Lui sì che sa fare calcoli e prendere misure, da mesi con palla e mazza da golf saldamente fra le mani!  Oppure si potrebbe chiederlo agli altri detentori, ma il blocco è alle prese con sonore e gravi bocciature a progetti che avrebbero significato soldi per la città. E invece i soldi non arriveranno perchè l’incapacità ha avuto il sopravvento. Anzi, no: perdonate tanta irriverenza, la colpa è della sventura che si è accanita sul palazzo comunale. Una maledizione contro la quale nulla avrebbero potuto gli impavidi eroi! Il Tartufo esiste. In ogni paese ve n’è almeno uno. L’ha magnificamente descritto Molière nell’omonima commedia politica, raccontandone la storia. Nato dal nulla, ambizioso, desideroso di eccellere pur non avendone i mezzi, sempre in cerca del terreno a lui più favorevole. C’è chi dice che diverrà volto di punta di un partito, chi invece artista di grande fama.  Chi smaschererà il Tartufo? Irene Mizzoni
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