Frosinone – Forno crematorio: spese per 1 milione, ma ancora fermo. Ferrara alza la voce

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(di Alessandro Redirossi) Circa un milione di euro spesi e un’opera mai completata, con conseguenze sia sull’organizzazione del cimitero comunale che sulle casse comunali. E’ l’annosa vicenda del forno crematorio del capoluogo, un’opera pubblica mai partita nonostante ingenti spese. Che ora torna di attualità per via di un’interrogazione partita dal consigliere comunale di maggioranza Marco Ferrara, di Fratelli d’Italia.

UNA STORIA INFINITA Si tratta di una storia che si protrae da quasi 15 anni, visto che il progetto fu approvato nel 2005 ai tempi dell’amministrazione Marzi. Poi il passaggio di consegne con Marini e i lavori che sono stati realizzati. Ma la struttura è ferma da quasi un decennio fra intoppi tecnici e criticità collegate alle autorizzazioni. Si arriva dunque all’amministrazione Ottaviani. Nel 2013 è arrivato il via libera dell’amministrazione provinciale sulle emissioni del forno crematorio. Che è costato negli anni  circa 1 milione di euro (890mila per le opere di muratura e il forno, più spese tecniche, autorizzazioni, adeguamento della cabina per la fornitura elettrica). I BENEFICI SFUMATI Ma l’opera non è mai entrata in funzione. Per cui sono “sfumati” i prospettati benefici della sua realizzazione. Ossia gli incassi del Comune sulle cremazioni e l’effetto tampone rispetto agli spazi del cimitero, alle prese con l’emergenza loculi. In questi anni al Camposanto è stato infatti praticato una macabro sport: la “staffetta” fra salme. Come succede anche in altri Comuni: viste le carenze del cimitero, le salme sono state sistemate nei loculi già concessi a cittadini non ancora defunti. A cui vengono restituiti in caso di decesso del concessionario, con una “staffetta” fra le salme. Loculi in prestito, insomma. UN’ALTRA ESTERNALIZZAZIONE AI PRIVATI Nel 2016 in una delibera della Giunta Ottaviani si fa riferimento a  criticità collegate «da un decennio circa ad aspetti tecnico-amministrativi che devono essere risolti anche al fine di mitigare le necessità numeriche di loculi cimiteriali». Sottolineando che il servizio di cremazione metterebbe il Comune «al centro di un potenziale ed importante bacino di utenza». Ma in quell’atto si evidenziava che «il decorso del tempo, oltre alle problematiche di tipo tecnico-amministrativo» aprono il campo «una possibile antieconomicità dell’attivazione dell’impianto». Quindi si sceglie di «individuare la migliore soluzione per il riutilizzo ovvero adeguamento ovvero potenziamento e/o rifacimento dell’impianto mediante gara pubblica» senza ulteriori spese comunali per attivare l’impianto. Tradotto in soldoni: il forno crematorio va esternalizzato, affidandolo ai privati invece che gestirlo in maniera pubblica e a livello comunale. Ai privati toccano così gli interventi di completamento e messa in funzione dell’impianto. Ma verranno lautamente ripagati dalla gestione della struttura e dagli incassi connessi. Gli indirizzi dati dalla Giunta per i nuovi lavori sul forno crematorio e la sua successiva gestione sono:  concessione ai di 30 anni ai privati; canone annuo tra i 30 e i 50mila euro (fino a un tot di cremazioni); aggiunta di una percentuale di aggio a favore del Comune sulle cremazioni che vadano oltre una determinata quota. IL BANDO CHE NON C’E’ A un anno e mezzo da quegli indirizzi, sul sito del Comune non c’è ancora traccia di un bando per l’affidamento degli ulteriori lavori e della gestione del forno crematorio. E dalla stessa maggioranza Ottaviani il consigliere comunale Marco Ferrara (Fratelli d’Italia) è tornato a incalzare la struttura comunale su questo argomento. “Per quali ragioni la vicenda del forno crematorio è bloccata? – chiede Ferrara –  Ho già interrogato su questa vicenda i tecnici comunali a più riprese nel recente passato e mi era stata prospettata un’evoluzione imminente della vicenda. Invece non vedo ancora il bando pubblico”. In Consiglio il segretario comunale Scimé, per giustificare i tempi per l’elaborazione del bando, ha laconicamente risposto così: “Bisogna fare le cose con serietà”. Risposta che non ha convinto Ferrara: “Quindi ci vorranno anni? Dopo ingenti spese comunali – sottolinea il consigliere – non credo che si possa far passare ancora troppo tempo su questa vicenda. Si tratta anche di incassi per il Comune. Facendo una ricerca, ho riscontrato che la domanda di cremazione nel Lazio è cresciuta del 10-12%. E alcune famiglie di Frosinone sono costrette a recarsi fuori Regione per la cremazione dei propri cari. E’ ora di dare una svolta”. Alessandro Redirossi
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