Tradito da Cassino. Caduto in battaglia quando credeva di aver vinto la guerra. Mario Abbruzzese, ex consigliere regionale di Forza Italia, leader indiscusso del partito di Berlusconi in provincia di Frosinone, dalle 14 di lunedì 5 marzo, dovrebbe tornare a svolgere il ruolo di funzionario della Coldiretti nel distretto Cassino-Pontecorvo.
Una sconfitta che suona come una vendetta consumata a fuoco lento e che parte da lontano. Dall’anno 2013 quando il primo ad abbandonare il ‘transatlantico’ condotto da capitan Mario è il suo capo segreteria Niki Dragonetti. Uomo di fiducia e portavoce, detentore di fatti e misfatti, Dragonetti in questa tornata elettorale è sceso in campo. E’ stato scelto da Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, per rappresentare la sua lista regionale nel Lazio Meridionale. Lo scarpone di Pirozzi indossato da Dragonetti potrebbe aver assestato una prima scossa al trono di Re Mario. Perchè i seicento voti che, nella città martire, sono mancati all’ex presidente del Consiglio Regionale della Giunta Polverini, sono tutti confluiti su movimenti alternativi e su partiti di destra. Leggenda metropolitana vuole che lo stesso Niki Dragonetti abbia dato ordine perentorio: alla Camera votate tutti i partiti tranne quelli che possono favorire ‘gliu buciard’ (Lega – F.d.I. – Forza Italia). Il soprannome del ‘re dei bugiardi’ è stato coniato dall’ex suo segretario quando lo stesso Abbruzzese, nel corso di una riunione interna tra collaboratori, redarguendo un suo dipentente disse: “Tu non puoi mentire con me che sono il re della bugia“. Un amore-odio che con il passar del tempo si è cementificato. Nel 2016 Dragonetti si candida al consiglio comunale. Abbruzzese riesce a non farlo eleggere per una manciata di voti (primo dei non eletto con 226 preferenze su 800 candidati). Ed è in quel preciso momento che il giovane imprenditore di Caira decide di scendere in campo. Dapprima facendo un opposizione feroce, seppur esterna, alla giunta D’Alessandro e poi accettando la proposta di Pirozzi. Ma se Dragonetti ha contribuito su Cassino alla disfatta di Mario Abbruzzese, qualcosa non deve aver funzionato neanche a Pontecorvo e Sora dove i due sindaci sono espressione abbruzzesiana. Anselmo Rotondo non ha saputo contenere l’onda anomala targata 5 stelle mentre Roberto De Donatis pare abbia sostenuto il suo legale di fiducia l’avvocato Gianrico Ranaldi. Voti di spessore che venuti a mancare hanno creato un divario pentastellato irrecuperabile. E il terremoto interno a Forza Italia, con la caduta di Mario Abbruzzese, potrebbe arrivare nelle prossime ore. A Cassino il primo cittadino Carlo Maria D’Alessandro dovrà relazionare sulla mancanza di consensi. Lo stesso dovranno fare il presidente del Consiglio Comunale, Dino Secondino (che incessabili voci di corridoio sostengono aver sostenuto, seppur in gran segreto, il candidato espressione del centro sinistra alla Camera dei Deputati) e il vice sindaco Carmelo Palombo, candidato alle regionale con Matteo Salvini. Un gioco al massacro che ha vivisezionato una squadra, quella forzista, che sembrava essere salda. Ma l’apparenza inganna. E lo scarpone di Pirozzi potrebbe aver dato il colpo o la… pedata finale. Angela Nicoletti Leggi anche: http://www.tg24.info/elezioni-cala-il-sipario-su-mario-abbruzzese/
