(di Irene Mizzoni) Sento di avere coscienza. Ho pietà per l’uomo che, perso e solo, si distrugge. Però non sento pietà per voi. Non ci riesco.
Di fronte alla morte, nel solco scavato dalle lacrime affiorano mille interrogativi che s’affannano per dare un senso all’incredibile. Coscienza è consapevolezza. Consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie responsabilità in campo sociale. Coscienza è l’immaginaria sede del senso morale dell’uomo. Voi, istituzioni di casa nostra, vi sentite responsabili di questa ennesima tragedia? Sentite di avere coscienza? Allora dove siete? Io non vi vedo! In troppi scelgono la morte quale unica soluzione alle difficoltà, al disagio, alla solitudine, al malessere. Dovremmo chiamarla emergenza sociale. E’ emergenza sociale, ma non ci si può accontentare dell’ennesima, banale, etichetta. E’ sconcertante quanto piaccia a questa società etichettare, sempre e tutto. Anche questo dovrebbe far riflettere. Una volta classificato il problema, al massimo si spendono due parole e poi lo si poggia candidamente sullo scaffale e si passa oltre girando la testa da un’altra parte. Non siamo in un supermercato. Questa non è coscienza, questo non è l’Uomo. Questa non è Istituzione nel senso alto e giusto del termine. Le responsabilità pendono sulla testa di tutti: dalle Istituzioni lente e aggrovigliate, ai politici che rappresentano solo se stessi, all’individuo che è il peggior nemico del cittadino, alla famiglia fragile e sempre meno “porto sicuro”. Quando la politica non fa la Politica per la Gente, allora diventa altro. Degenera in Politica For Profit. Sdoganato lo scopo, la gente è mezzo e non fine. Io mi vergogno. Io mi sento sconfitta. Ma reagisco e mi rifiuto. La mia coscienza mi esclude da questa organizzazione sociale. Se la conseguenza sempre più naturale è la morte, domandiamoci tutti che cosa abbiamo sbagliato. Irene Mizzoni
