Alatri – Delitto Morganti, lo sfogo della famiglia dopo il rinvio del processo

Andrea Tagliaferri
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Melissa Morganti: “Ci siamo quasi sentiti noi gli accusati, invece che vittime”.

La tanto attesa seduta davanti al Gup si è risolta in un nulla di fatto e bisognerà attendere che la Cassazione si esprima sulla richiesta di celebrare il processo contro Mario Castagnacci, Paolo Palmisani, Franco Castagnacci e Michel Fortuna in altra sede così come chiesto dall’avvocato Bruno Giosuè Naso. Abbiamo raccolto le confidenze della sorella di Emanuele Morganti, Melissa, che ha assistito assieme alla mamma, al padre e all’altro fratello, all’udienza che si è svolta a porte chiuse. “Io non sono stata bene durante e, soprattutto, dopo quella mattina in aula. Abbiamo atteso per un anno questo momento e ci siamo arrivati da un lato carichi di ansia, ma dall’altro anche impauriti perché pur avendo fiducia nella giustizia sappiamo che molte volte le cose non vanno come devono. E ieri ne abbiamo avuto un assaggio perché paradossalmente eravamo quasi noi familiari e amici di Emanuele ad essere sotto processo, indicati come coloro che stanno alimentando violenza e istigando la gente quando invece è un anno esatto che facciamo l’esatto contrario, cercando di mantenere l’attenzione alta sul caso dell’omicidio di mio fratello senza, tuttavia, scadere nella violenza e nel giustizialismo. Se appendere degli striscioni, radunarsi al cimitero, radunarsi davanti al tribunale in silenzio e composti possono essere interpretati come gesti forti, allora non lamentiamoci poi che la società italiana sia assopita e assuefatta alla violenza. E’ normale ed auspicabile che ci si indigni, lasciateci almeno il diritto di soffrire e di manifestarlo, nel rispetto della legge sempre e comunque”. In effetti la richiesta del legale di Michel Fortuna che ha richiesto lo spostamento del processo in una “sede più idonea e sicura” ha un po’ meravigliato tutti, benché chi mastica di tribunali e processi penali si aspetti queste ed altre strategie difensive. Per tutti i non addetti ai lavori, persone venute da diverse parti d’Italia, mamme, amici di Emanuele, sportivi, residenti di Tecchiena, sentire che aver manifestato la propria vicinanza alla famiglia e aver presenziato in silenzio sotto il tribunale potrebbe aver danneggiato la famiglia e l’iter processuale è stato un colpo inatteso, almeno a quanto ci hanno raccontato dopo l’udienza. Va registrato, comunque, come nulla di violento o di censurabile sia accaduto né prima né dopo il dibattito in aula.Quello che ci stupisce un pò– continua Melissa- è come mai siano state date tutte le attenzioni possibili alla situazione all’esterno del Tribunale e poi all’interno, fuori e dentro l’aula, nessuno abbia pensato a me, mio fratello e, soprattutto i miei genitori, magari pensando di evitarci l’incontro diretto e prolungato con avvocati e parenti degli accusati. Ci fa piacere notare le parole ferme usate dal Procuratore Capo De Falco che ha tenuto davvero conto della nostra presenza in aula e del nostro ruolo di vittime. Ci auguriamo che la Cassazione decida presto e che lasci la competenza a questo Tribunale per tutti coloro tra noi familiari e gli amici di Emanuele che vogliono seguire le fasi del processo”. Come ha sostenuto l’accusa durante l’udienza, la legge prevede il ricorso allo spostamento della sede processuale solo in casi specifici e ben motivati da “pericoli concreti”; ad oggi non sembra si siano registrate minacce per l’ordine pubblico o gesti tali da far temere chissà quale rischio; anzi spesso si è sottolineato proprio il contrario, ovvero che il caso stesse passando nel dimenticatoio anche tra l’opinione pubblica. And. Tag.
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