Frosinone – Nuovi impianti a biomasse, è polemica

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“Stop agli impianti a biomasse a Frosinone”. L’appello unanime di alcune associazioni ambientaliste, medici di famiglia e Movimento 5 Stelle rispetto alla polemica scoppiata in questi giorni nel capoluogo per l’installazione di centrali termiche alimentate a biomasse.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un cantiere nell’area di sosta del cinema Multisala al Fornaci. In base alle prime informazioni trapelate si tratterebbe di lavori per la realizzazione di un impianto a biomasse da circa 199 kW elettrici a servizio del multisala. Subito l’associazione dei medici di famiglia per l’ambiente ha alzato la voce. La combustione di biomasse (in questo caso cippato di legno) produce anche polveri. E, come noto, Frosinone registra da anni valori fuorilegge e preoccupanti di polveri sottili nell’aria, pericolose per la salute dei cittadini. Nel 2017 sono stati 93 i giorni fuorilegge per le concentrazioni di pm10 (il limite è di 35 giorni l’anno). Nel 2018 si è già arrivati a quota 30 a Frosinone. Quella sugli impianti a biomassa è una polemica che si ripropone nel capoluogo. Già due anni fa le associazioni si schierarono contro l’installazione di un impianto in via Mola d’Atri di potenza ancor superiore (999Kw). Progetto che poi si arenò. Chiedendo, vista la particolare situazione di emergenza ambientale del capoluogo, una moratoria regionale per questo tipo di progetti nel Frusinate. Che a livello nazionale, invece, sono incentivati anche dallo Stato. Ora sia sul fronte della cittadinanza attiva che su quello politico si torna a chiedere a gran voce una moratoria per stoppare impianti a biomassa a Frosinone e nella Valle del Sacco. In considerazione delle peculiarità di questa zona. “L’amministrazione comunale deve indicare le norme di gestione ed uso del territorio tenendo conto delle condizioni ambientali e delle esigenze della popolazione, come previsto dalla normativa di settore – scrivono i medici di famiglia nella richiesta protocollata in Comune –  Pertanto, è possibile predisporre una variante al vigente PRG del Comune di Frosinone che contenga una serie di disposizioni per definire una moratoria ovvero un divieto per la collocazione di nuovi impianti di trattamento e smaltimento degli RSU, in particolare della frazione indifferenziata, nonché degli impianti industriali di compostaggio per la produzione di energia, biogas o biometano, ed ancora impianti per la produzione di energia da biomasse”. Una richiesta di moratoria che, attraverso il Comune, si vuol far arrivare anche sul tavolo della Regione per produrre delle modifiche sul Piano di risanamento della qualità dell’aria. Il Coordinamento interprovinciale ambiente e salute Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri rincara la dose: “Stride molto, in un territorio già martoriato da mille cause di inquinamento, la notizia di una nuova centrale a biomasse. In Commissione Ambiente del Comune di Frosinone, quando ci sarà dato modo di partecipare, chiederemo una moratoria, anche avvalendoci del parere di Arpa Lazio del 2015, relativo all’impianto che si voleva realizzare in via Mola d’Atri; l’ente infatti scrisse che il territorio della provincia di Frosinone, “non solo non è nella condizione di tollerare nuove pressioni ambientali ma addirittura dovrebbe diminuire quelle già presenti”. Sottolineando che le valutazioni sulle emissioni dei singoli impianti, sulla base della normativa, porterebbe ad autorizzare tutti gli impianti, ognuno di scarso impatto ma il cui contributo totale diventerebbe molto consistente”. Anche il Movimento 5 Stelle è deciso a portare in Consiglio comunale la richiesta di una moratoria sugli impianti a biomasse. “Abbiamo presentato una richiesta di accesso agli atti per verificare chi ha concesso le autorizzazioni per la costruzione della centrale a cippato di legna delle Fornaci e di che potenza in Kw si stia parlando  – spiega Christian Bellincampi, consigliere del M5S –  E’ incredibile come si concedano ancora queste autorizzazioni quando non più di 2 anni fa si bloccò un’altra centrale (ben più grande) a biomasse che doveva essere costruita nel capoluogo. E’ necessario portare in consiglio comunale una moratoria contro questo tipo di impianti che tuteli la salute dei cittadini. La porteremo al primo Consiglio utile. Non si può ventilare l’ipotesi di “chiudere” i camini residenziali e poi far costruire tali impianti, è uno schiaffo alla cittadinanza”. Alessandro Redirossi    
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