Una vera e propria ‘mappatura’ di candidati ciociari con vicissitudini giudiziarie in itinere è stata pubblicata dal quotidiano Repubblica. I giornalisti Lorenzo D’Albergo e Clemente Pistilli, in un reportage che prende spunto dall’avviso di garanzia notificato al sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, in corsa come aspirante governatore del Lazio, hanno ricostruito il percorso giudiziario di un nutrito gruppo di candidati in tutta la Regione.
Secondo le informazioni raccolte dai cronisti del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, sarebbero tre i candidati frusinati che ‘zoppicano’. Parliamo di un assolto per sopraggiunta prescrizione e due attualmente sotto processo. Ma procediamo con ordine. Il primo della lista è Giuseppe Patrizi, ex presidente dell’Ente Provincia, componente della lista Energie per l’Italia, schieramento di centro destra a sostegno di Stefano Parisi. A suo carico è attualmente in corso un processo, presso il tribunale di Frosinone, per i reati di corruzione, traffico illecito di rifiuti (posizione stralciata ed ancora in attesa della fissazione udienza da parte del Gup), concorso usurpazione di pubbliche funzioni ed abuso di ufficio. La vicenda riguarderebbe un presunto ‘sistema‘ messo in atto dall’ex presidente Patrizi per agevolare aziende ‘amiche‘ che venivano esulate dai controlli ambientali. Chi assumeva persone vicine agli imputati non correva alcun rischio e poteva operare nell’impunità. A scoperchiare il ‘vaso di Patrizi’ fu l’ex dirigente della Provincia, Angelo Fraioli che, dopo aver notato delle macroscopiche anomalie nel settore ambiente (rilascio, tra gli anni 2013 e 2014, delle autorizzazioni ambientali a diverse ditte e industrie operanti in Ciociaria da parte della Provincia di Frosinone e ritenute irregolari), presentò denuncia. Ad indagare per mesi è stato il personale dei Carabinieri Forestali. E proprio il comandante del Nipaf, il capitano Vitantonio Masi, nel corso di un’udienza pubblica ha letto in aula le intercettazioni che confermavano i sospetti avanzati da Fraioli che nel frattempo era stato sostituito da un dirigente ‘meno rigido’. “Abbiamo accertato nel corso delle indagini – ha spiegato Masi ai giudici del tribunale frusinate – che se tutti avessero rispettato i loro ruoli ed applicato Legge e Normativa Vigente, il grado di inquinamento in diverse zone del Frusinate, da nord a sud, sarebbe stato decisamente meno incisivo a scapito della popolazione”. L’attenzione dei due giornalisti si è poi focalizzata sull’ex sindaco di Pontecorvo, Riccardo Roscia, arrestato per ben due volte, nel 2006 e nel 2007 per i reati di concussione e tentata concussione. L’ex primo cittadino, lo scorso ottobre messo fuori dal consiglio comunale (era all’opposizione) con una delibera votata all’unanimità, in entrambi i procedimenti a suo carico, è stato scagionato. Nel primo processo Roscia è stato assolto dalla Corte d’Appello di Roma, nonostante in primo grado a Cassino i giudici lo avessero condannato a sei anni di reclusione. Meno brillante la chiusura del processo Roscia bis decaduto per arrivata prescrizione. In tutto questo la figura di Riccardo Roscia, seppur giuridicamente pulita, continua a far storcere il naso a tanti pontecorvesi. Non a caso l’attuale sindaco della cittadina fluviale, Anselmo Rotondo e la Giunta, hanno presentato all’ex primo cittadino un conto salato: centomila euro di risarcimento per danni all’immagine dell’Ente. Ma Riccardino Roscia, convinto della sua integrità morale e della sua rettitudine, continua imperterrito a voler fare politica ed ecco che, come un coniglio dal cilindro di un prestigiatore, è arrivata la sua candidatura a consigliere regionale nella lista Noi con l’Italia a sostegno di Stefano Parisi. Lo schieramento presieduto da Raffaele Fitto è stato creato lo scorso mese di dicembre. Un altro imputato eccellente del centro destra è l’avvocato Gabriele Picano, figlio dell’indimenticato senatore e vice ministro Angelo Picano. Il rampante ex presidente della Società Aeroporto di Frosinone è candidato nella lista regionale di Fratelli d’Italia. Ha scelto la squadra di Giorgia Meloni per contrastare il centro sinistra di Nicola Zingaretti. E le sue vicissitudini giudiziarie sono state definitive nel marzo dello scorso anno con il rinvio a giudizio emesso dal Gup del tribunale di Frosinone, Antonello Bracaglia Morante. Picano deve rispondere del reato di peculato, ossia l’appropriazione unitamente ad altre persone, di danaro pubblico. In sintesi, secondo le indagini portate avanti dal personale della Digos della Questura, coordinato dal vice questore Cristiano Bertolotti, e dal sostituto procuratore Adolfo Coletta, Gabriele Picano e gli altri imputati, avrebbero portato avanti la Società Aeroporto nonostante questa facesse parte di un progetto irrealizzabile ed avrebbero utilizzato il danaro ad esso destinato per scopi personali. Oltre tre milioni di euro utilizzati oltre che per la remunerazione di se stessi, dei vari dipendenti, inutili consulenti e tecnici anche per cene, viaggi, gadget. La redazione
