E’ cronaca di queste ore l’investimento sullo Stradone Asi di una giovane nigeriana di cui non si conoscono ancora le generalità. L’ennesima vittima di un tratto, teatro di numerosi incidenti stradali di cui alcuni mortali. Molte volte è stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica la scarsa sicurezza dell’Asse Attrezzato. Tra le sue criticità ci sono la segnaletica inadeguata, l’illuminazione insufficiente e in alcuni tratti del tutto assente, e incroci pericolosi. Ad esse si aggiungono fenomeni preoccupanti come la presenza di prostitute a bordo strada e il mancato rispetto dei limiti di velocità e delle norme sancite dal Codice della Strada.
Lo stradone ASI è un’arteria fondamentale per la viabilità non solo a servizio delle aziende, ma anche del traffico in entrata e in uscita dal capoluogo e dei comuni limitrofi. Una strada che viene percorsa quotidianamente da migliaia di automobilisti e che, nonostante gli innumerevoli proclami e le buone intenzioni, continua ad avere problemi sul piano della sicurezza. La cronaca, purtroppo, racconta i molti incidenti che si sono verificati negli ultimi anni, alcuni dei quali mortali. Nel 2017, in particolare, quattro persone sono state vittime di violenti impatti avvenuti proprio sull’Asse. L’ultimo incidente mortale risale al 16 dicembre. A perdere la vita in quel terribile schianto fu Stefano Malizia di 23 anni. Nel sinistro anche il padre rimase ferito. Giovanbattista Malizia di 68 anni, dopo aver lottato tra la vita e la morte per più di un mese e mezzo, è spirato il 1 febbraio scorso. Una famiglia distrutta anche dalla perdita della madre di Stefano, avvenuta qualche settimana prima dell’incidente a causa di una brutta malattia. Il 6 marzo 2017 a perdere la vita fu Marco Palma. Il 55enne è deceduto dopo 5 giorni di agonia. Dipendente della nota pasticceria Dolcemascolo stava effettuando le consegne a bordo di un furgoncino. Il 14 luglio, nel territorio di Patrica un camionista, che si era fermato con il mezzo pesante perché in panne, è rimasto schiacciato dal materiale che trasportava caduto dal rimorchio, ed è morto sul colpo. Il giorno seguente, 15 giugno, un ciclista è stato investito nei pressi di Carrefour. Tanti sono stati i sinistri “minori” che, fortunatamente, non si sono trasformati in tragedia. Si ricorda, ad esempio, un incidente in cui furono coinvolti tre veicoli solo il 25 novembre scorso, oppure quello avvenuto la scorsa estate quando un’auto finì contro un tir, fortunatamente senza feriti gravi. Per ultimo l’incidente del 20 dicembre 2017, all’altezza della Cuki, quando una Lancia Y si è improvvisamente ribaltata e scontrata con un Fiat Doblò. Se considerassimo anche gli anni precedenti al 2017 la lista si allungherebbe ancora di più. Tra le maggiori cause di incidenti stradali ci sono le variazioni al Codice della Strada tra cui il mancato utilizzo dei dispositivi di sicurezza, la mancata precedenza e l’utilizzo dei cellulari alla guida. A tutto ciò si aggiungono il mancato rispetto dei limiti di velocità le disastrose condizioni della rete viaria. Un mix di cause che si riscontrano spesso in strade molto trafficate come lo Stradone Asi che richiedebbe notevoli investimenti in termini di sicurezza. La tragedia avvenuta nella serata di ieri, purtroppo, apre il dibattito si due tematiche completamente diverse. Dietro il concetto di sicurezza che, nel caso specifico, contempla anche la presenza di donne a bordo strada, si nasconde, infatti, un aspetto ancora più critico. Si tratta del business e dello sfruttamento della prostituzione. Una vicenda, quindi, che dovrebbe portare una revisione in diversi ambiti. Urbanistico per avere strade più sicure, sociale e legislativo per il sostegno a donne che si trovano in situazioni difficili e pene certe per le organizzazioni criminali che si arricchiscono dietro il dolore e la sofferenza altrui. MF
