(di Ester Evangelisti) Oggi si sente spesso parlare di astensionismo. Si dice che è proprio questo il partito che alzerà la bandiera della vittoria alle prossime elezioni; si dice che questo partito è quello che più di tutti si farà sentire, il partito del non voto, il partito del silenzio, il partito del “voglio un cambiamento” e che le mani in pasta per ottenerlo non le mette mai. Bene.
State pure in silenzio, restatevene rintanati in casa a sputare sentenze su questo sistema rotto e non alzatevi per provare ad aggiustarne qualche pezzo. Restate pure così, alla maniera di Ungaretti, “come una cosa posata in un angolo e dimenticata”, e per favore, alla fine non alzatevi solo per lamentatevi se questo mondo cade a pezzi, se il cambiamento che volete veder arrivare non si presenta mai, perché con questo atteggiamento, i primi a non volere quel cambiamento, siete proprio voi.
“C’è un’azione peggiore che quella di togliere il diritto di voto al cittadino, e consiste nel togliergli la voglia di votare”, così scriveva Robert Sabatier e questa frase lontana, oggi, è più attuale che mai.
Mi chiedo spesso come si possa evitare di votare, di dare voce a ciò in cui crediamo. Se è ciò che ci circonda ad averci svuotato di questo desidero di votare o se siamo semplicemente noi a reprimerlo, a non volerlo ascoltare; diversamente da come fecero i nostri nonni, che per quel desidero si sono battuti, che hanno calpestato la terra con forza per reclamarlo come un loro diritto; o come le nostre nonne che questo diritto l’hanno cercato, impastato con cura, per lasciarlo a noi, come un dono prezioso sulle nostre mani, colmo di speranza.
Ecco, credo proprio che loro questa astensione non la capirebbero mai. Forse leggerebbero in questa paura, una grande paura di far valere le nostre idee, di poter credere in qualcosa di migliore, e alla fine ci ammonirebbero. Sì ci ammonirebbero, ma con occhi bonari, lucidi e il viso pieno di vita, di dolcezza, perché quella stessa paura, forse, l’hanno conosciuta anche loro.
L’astensionismo oggi è diventato quasi una protezione contro questa paura che ci grava sul cuore. Contro questa paura folle e sbagliata che non ci dà forza per combattere ma che ci lascia addosso solo voglia di scappare.
Sì scappare, perché ormai siamo convinti che usare l’indifferenza per ottenere una reazione sia la cosa più giusta da fare, proprio come è successo nel 2017 in Sicilia, dove non hanno partecipato al voto il 53,24% degli aventi diritto!
E questo a cosa ha portato? A niente. Quel numero così alto è stato solo registrato, mostrato al mondo, e non per provocare una reazione a chi di dovere ma per mostrare lo sdegno provato da quel diritto voluto con il sangue e oggi non rispettato più.
Così oggi, ad un passo dal mio diritto, mi chiedo: perché?
Perché evitiamo? Perché lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, per il nostro futuro? Perché non ci buttiamo avanti e scegliamo noi, con convinzione, ciò che vogliamo?
Perché lasciamo a quel silenzio, che in tante occasioni condanniamo, la possibilità di vincere?
Se continuiamo a nasconderci, a lasciare che ci pensino gli altri, i nostri sogni, anche correndo con forza, non li raggiungeremo mai.
Non li vedremo mai prendere forma nella realtà, perché quando con il voto, ci è stata data anche una piccola possibilità di dargli vita, noi non ci siamo alzati. Siamo rimasti in silenzio, e la colpa non è dei partiti ma solo nostra.
Oggi nel mondo, comunque, si presentano molte situazioni diverse.
Ci sono moltissime persone che hanno una gran voglia di votare, di far valere le loro idee e che si vedono questo diritto negato, strappato dalle mani con forza, senza la possibilità di poter reagire.
In America, per esempio, gli elettori si classificano fra i meno attivi del mondo e questo, per problematiche che non hanno a che fare con il nostro astensionismo, che non hanno niente a che vedere con la paura di esprimere i loro desideri.
In moltissimi Stati, infatti, il diritto di voto viene negato ai detenuti condannati, i quali possono però presentare una petizione per vedersi restituire questo fondamentale diritto.
Secondo il “The Sentencing Project”, proprio per questo motivo, gli americani privati del voto sono almeno 2,6 milioni e, a questo numero, dovremmo aggiungere tutti i cittadini che non possono votare poiché privi di documenti specifici da consegnare ai seggi…
Insomma, la situazione è di gran lunga diversa dalla nostra.
Noi che possiamo votare, che questo diritto ce l’abbiamo fremente tra le mani, preferiamo chiuderlo in un cassetto e non pensarci più…
Perché invece non lottiamo?
Perché nonostante la poca fiducia non dimostriamo al mondo che noi quel diritto lo rispettiamo, che i nostri sogni li rispettiamo?
Non evitiamo che tutte quelle persone prima di noi abbiamo lottato invano, ma a modo nostro lottiamo anche noi!
Alziamoci con coraggio il 4 marzo e votiamo.
Dimostriamo che, nonostante tutto, a un mondo migliore ci crediamo!
Dimostriamo di non scegliere sempre la strada più semplice, di non voler dare forza al silenzio che distrugge, perché noi vogliamo la vita, la vera vita, e la vita come i sogni, cerca anzi pretende il rumore!
Ester Evangelisti