Alvito – Il parroco di tutti ha spento le sue prime 80 candeline

Caterina Paglia
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80 anni vissuti in armonia, tra i libri, l’amata campagna e la Parrocchia di Santa Maria Assunta del Castello di Alvito, alla quale ha dedicato tutto sé stesso. Il caro Don Francesco Del Bove ha spento le sue prime candeline sabato 27 gennaio e domenica scorsa, dopo la Santa Messa, gli affezionati parrocchiani di Alvito e di Roma gli hanno voluto regalare una semplice ma sentita festa di compleanno a sorpresa presso la storica trattoria Da Celeste, ai piedi del Castello medievale.

Tra i suoi colleghi erano presenti Don Alberto Mariani e Don Duilio Testa di San Vincenzo Valle Roveto, nipote del giovane Giuseppe Testa, medaglia al valore militare alla memoria, fucilato ad Alvito l’11 maggio 1944. Ma soprattutto, c’erano tanti fedeli della Parrocchia desiderosi di festeggiare un parroco che vive tra la gente e riesce a catturare l’attenzione di tutti, anche di quanti non praticano sempre la Chiesa, attraverso i suoi saggi proverbi che da circa 35 anni di sacerdozio condivide con il popolo nelle sue celebrazioni domenicali. “Don Francesco è per tutti noi un vero e proprio punto di riferimento – hanno sottolineato i più stretti parrocchiani di Alvito – che amiamo coccolare e sostenere nelle sue fatiche”. E come non farlo, di fronte ad una persona tanto grande quanto umile. “In realtà sono un pensionato da quando ho compiuto 75 anni – ha commentato ironicamente Don Francesco -, ma a noi parroci viene data la possibilità di restare nel luogo in cui siamo più legati ed io ho scelto il Castello, o meglio, la Chiesa di Santa Maria Assunta verso la quale mi sono adoperato in prima persona per la ristrutturazione, a partire dall’anno 1985 fino al 2000. Ancora oggi mi diletto nel restauro di campane, mobili e statue della Chiesa. Altrimenti chi ci pensa? Sono convinto che senza i fatti le parole non servono a molto e oggi si tende a dire tanto senza concretizzare nulla. Sono lieto, anche se da pensionato, di svolgere ancora questa meravigliosa mansione nella mia casa, dove sono cresciuto e ho ritrovato i grandi affetti. Ma il punto è che c’è crisi anche nel settore ecclesiastico: mancano i giovani sacerdoti e noi siamo ancora qui, in attesa che arrivino quelle nuove leve in grado di conquistare un’intera comunità di fedeli. Intanto, rinnovo i più sentiti ringraziamenti ai miei parrocchiani per la splendida sorpresa ricevuta domenica”. Caterina Paglia
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