(di Anna Ammanniti) Negli ultimi anni, le separazioni in Provincia di Frosinone, sono aumentate del 25% . La principale causa è l’uso dei telefonini, oggi nel cellulare è racchiusa la vita di una persona e il 50% dei divorzi è da addebitare alle chat galeotte di Whatsapp e allo “sfascia famiglie” Facebook.
I social network vengono ormai additati come le prime cause di litigi, tradimenti e conseguenti separazioni e le infedeltà coniugali riguardano le coppie di tutte le età. Da una recente statistica pare che proprio dal sistema di messaggistica più noto al mondo (Whatsapp) che quattro coppie su dieci scoprono il tradimento del partner, mentre il 20% soprattutto da Facebook e Twitter. Finita ormai, l’era delle tracce di rossetto sulla camicia, dei biglietti e dei mazzi di fiori anonimi, oggi a mettere il dito tra moglie e marito ci pensa Whatsapp. Si inizia con qualche “bacio virtuale”, “faccine compromettenti” , capaci di destare i primi sospetti nel partner. Se ci fosse la possibilità di poter “desecretare” le chat dei telefoni e dei social, si scatenerebbe una vera e propria guerra civile. Oggi strumenti come WhatsApp e Facebook sono diventati involontari protagonisti all’interno delle aule dei Tribunali. Sono sempre di più le persone che, sui social, raccontano la propria vita in un modo così “leggero” da non pensare che proprio questi post potrebbero tornar loro indietro come boomerang. Il marito che non vuole pagare l’assegno di mantenimento all’ex moglie, ma poi si “tradisce” postando foto di feste partecipate su lussuosi yacht, in località di vacanza esclusive. Coniugi non propriamente fedeli che dimenticano di disattivare la localizzazione sullo smartphone, svelando inconsapevolmente i luoghi dove si “consumano” i tradimenti. Traditori e traditi dai social sono dunque spessissimo la stessa persona e sono sempre di più. Per non parlare delle chat, se disgraziatamente i contenuti fossero accessibili, si farebbe un revival della tragedia greca in stile moderno, oltrepassando i confini della nostra provincia. Tradimenti da nord a sud, trasversali a generazioni, fasce sociali, sesso, insomma una sorta di conflitto civile. Sempre secondo le statistiche non si tratta solo di adolescenti, i veri schiavi dei social network sono ormai gli over 30. La signora di mezza età del piano di sopra, tutta casa e chiesa, invia tramite WhatsApp “book” di foto sexy ai suoi contatti, perché spesso si tratta di più destinatari. Padri “devoti” che scambiano messaggi hot con ragazze, si danno appuntamento in qualche albergo o peggio in qualche parcheggio. Oggi la metà delle infedeltà di coppia è tecnologicamente assistita e le dinamiche sono le stesse, sia per gli uomini che per le donne. Un fenomeno ormai diffusissimo, oggetto di studio da parte di sociologi e psicologi, alle prese con le persone affette da questa nuova patologia per cui è stata appositamente coniata la definizione “i drogati del nulla”. Un mondo quasi esclusivamente virtuale, dove ormai essere sposati è solo un dettaglio. Un ostacolo, secondo gli assuefatti della droga del nulla, facilmente aggirabile. Spesso ciò che attira e induce il traditore a provarci con la sua “preda” è proprio la fede al dito, il gusto del proibito il comune denominatore di queste situazioni. Ne derivano conseguenze familiari e legali scontate; i fascicoli degli avvocati sono pieni zeppi di materiale di questo tipo con allegati forniti di foto e file audio, materiale utilissimo che consente di trasformare dei semplici indizi in prove. A detta dell’associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, l’app di messaggistica appare in circa il 40% delle cause di separazione e divorzio, quale “prova” dell’infedeltà del compagno, seguita, a una certa distanza, da Facebook e Twitter che tra un “like” e un “cinguettio” hanno permesso al partner di risalire al tradimento dell’altro. Anche se le informazioni sono ottenute con palese violazione della privacy, messaggi, chat e screenshot di conversazioni sono accettati ormai come prove in quasi tutte le cause di separazione. Per evitare denunce, in presenza di forti sospetti, basta richiedere al gestore telefonico, tramite il Tribunale, il traffico telefonico del cellulare ‘incriminato’”. Così senza sporcarsi le mani (o la coscienza), né rischiare responsabilità, la prova del tradimento è ottenuta e il gioco è fatto, con relativo, probabile, addebito della separazione al partner fedifrago. Specialiste nello scovare le “corna” sono le donne, anche over 50, che riescono a stanare i passi falsi tecnologici dei mariti, azzeccando Pin, facendo screenshot delle conversazioni, reperendo foto e persino controllando i movimenti col Gps. Per quanto riguarda gli uomini invece, a detta dell’avvocato, spesso hanno la ‘sindrome di pollicino’ e non cancellano quasi mai messaggi e foto compromettenti. Anche se, in ogni caso, cancellare tutto può sortire l’effetto contrario, perché “una tabula rasa improvvisa è più sospetta di mille chat”. Anna Ammanniti
