“Pronti a uscire dalla Saf”. Torna ad alzare la voce sul tema dei rifiuti il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, all’indomani del voto dei sindaci della provincia di Frosinone.
Con cui si è deciso di prorogare di due mesi la gestione da parte della Società Ambiente di Frosinone (la Saf, partecipata da Comuni) dei rifiuti indifferenziati provenienti da fuori provincia. Decisione che è arrivata fra le polemiche di cittadini e comitati. Che chiedono a gran voce uno stop ai rifiuti di Roma, l’ammodernamento degli impianti di Colfelice e una rimodulazione del piano industriale della Saf, per tararlo sul decollo della differenziata in provincia. LA PROFEZIA DI VICANO E LE ELEZIONI L’ordine del giorno presentato nell’assemblea dei sindaci dal sindaco di Castrocielo Filippo Materiale prevede infatti la prosecuzione temporanea del conferimento dei rifiuti romani in provincia di Frosinone. Per rimandare la questione dell’eventuale stop ai rifiuti di Roma di almeno due mesi, in attesa del nuovo piano industriale della Saf. Su questa posizione si è registrata la convergenza della maggioranza dei sindaci, con un voto a evidente trazione Pd. In sostanza una proroga per i rifiuti di Roma con la vicenda rinviata a dopo le elezioni regionali. Realizzando momentaneamente la profezia dell’ex presidente della Saf Mauro Vicano, che dimettendosi a novembre aveva detto: “Ho lasciato una Saf solida che fa utili. I sindaci non devono mettere in difficoltà questa azienda, altrimenti il risultato saranno rifiuti in strada e tariffe raddoppiate. Una quota di indifferenziata ci sarà sempre e prima della Puglia o della Toscana altri impianti non si trovano. I rifiuti da Roma? Non li bloccherei”. E, per ora, con il neopresidente Saf Lucio Migliorelli, il vento non è cambiato. CITTADINI E COMITATI IN PROTESTA Forte l’opposizione dei sindaci del coordinamento del Basso Lazio, dove le popolazioni protestano da anni rispetto alla gestione dei rifiuti, alla situazione dell’impianto di Colfelice e contro la discarica della Mad di Roccasecca. Per il “no” immediato ai rifiuti romani si sono schierati anche i sindaci di centrodestra di alcuni grandi comuni. Come Frosinone e Cassino. Il sindaco Ottaviani ora sbotta e ripropone a distanza di qualche mese un suo cavallo di battaglia: la minaccia di uscire dalla Saf. LA PROVOCAZIONE “È assurdo ed inconcepibile assistere, ancora una volta, alle genuflessioni ed alla svendita del territorio da parte di alcuni amministratori comunali della nostra provincia, quando alzano il telefono i soliti potentati romani, come l’azienda Ama o la Capitale – ha dichiarato il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani – Portare avanti una proroga per due mesi, in attesa di un piano industriale farlocco significa tentare di prendere in giro i residenti della nostra provincia. Senza considerare, poi, l’ulteriore circostanza delle maggioranze spurie e anomale che si formano nell’assemblea della Saf, ove il conteggio viene effettuato sul numero dei sindaci e non sulla quantità di popolazione rappresentata. Se la scelta folle di continuare a passare la scopa sul tappetino della Capitale dovesse essere confermata da certi amministratori, ribadiremo, insieme ad altre amministrazioni comunali, la volontà di uscire dalla Saf, attivando la relativa procedura e recedendo da una società alla quale, oggi, si vorrebbe far produrre solo profitti, senza la minima valutazione dell’impatto sull’ambiente e sulla salute dei nostri cittadini”. Il Comune di Frosinone chiede dunque una svolta, per una gestione virtuosa del rifiuto in provincia, che punti sulla raccolta differenziata. Che di recente è stata riscoperta anche dal Comune capoluogo, che dopo contenziosi e scandali giudiziari è riuscito solo pochi mesi fa ad avviare l’appalto per la raccolta porta a porta, mestamente ancorata da anni a un misero 18%. Meglio tardi (anzi tardissimo) che mai. Alessandro Redirossi
